Il sinistro magico premia Mammarella

23 Dicembre 2014

«Dove ho imparato a far gol? A Tolentino. E c’era Melchiorri»

PESCARA. L’anno scorso per un soffio non si era aggiudicato la prima edizione del Pallone d’oro abruzzese, ma stavolta il premio ideato e promosso dal quotidiano il Centro è suo. «Per me è un vero onore», Carlo Mammarella è davvero felice quando mette piede nella sede del giornale, in via Tiburtina, a Pescara. Stringe la mano al suo collega ed ex compagno di squadra Federico Melchiorri, classificatosi al secondo posto, e ritira il premio (una tavola con una caricatura realizzata dal bravo Marco D’Agostino) consegnatogli dal direttore del Centro Mauro Tedeschini. «Questo premio voglio condividerlo con tutta la squadra, con lo staff e con la società», dice il 32enne capitano della Virtus Lanciano, che anche quest’anno con il suo sinistro magico sta spingendo la Virtus verso la zona alta della classifica. «In estate gli addetti ai lavori ci danno sempre per “spacciati”, mettendoci tra le squadre che devono giocare per la salvezza, poi, invece... A parte gli scherzi, il nostro obiettivo è quello di mantenere la categoria e poi vedremo quello che accadrà».

Durante la premiazione Mammarella e Melchiorri si scambiano complimenti. «Federico è un grande giocatore e merita la serie A. Abbiamo giocato assieme nel 2004, lui era un ragazzino ma era già forte». Il sinistro letale di Mammarella è temuto da tutte le squadre di B, come ha imparato a battere delle punizioni così midiciali? «A Tolentino una decina di anni fa. Lì c’era un tale Riccardo Onorato che batteva lui tutti i calci da fermo. Un giorno, era una gara contro la Rosetana, presi la palla e decisi di battere: colpii il palo e Onorato fece gol. Da quel giorno ho sempre battuto io le punizioni». E di gol ne ha fatti diversi. «Il più bello, però, è stato quello realizzato in casa della Reggina, l’anno scorso. Una fucilata da 30 metri che ci ha permesso di vincere la partita». Mammarella è uno dei mancini più forti della B, ma non si è mai allontanato da Lanciano. «Ho firmato il rinnovo fino al 2018. Lanciano è diventata la mia seconda casa, sto benissimo». Carletto, come lo chiamano gli amici, nato a Pescara e cresciuto a Sambuceto parla un po’ anche del Pescara e del suo ex allenatore Marco Baroni. «Il mister è un vero malato di calcio. È un gran lavoratore. Penso che finora il suo Pescara abbia avuto un po’ di sfortuna, considerando anche le tante assenze dovute agli infortuni. Nel girone di ritorno può succedere ancora di tutto. Guardate cosa ha combinato il Modena l’anno scorso: partita male e poi alla fine ha fatto i play off». Lui non è più giovanissimo, ma in questa B può fare la differenza per ancora molto tempo, chi sono i baby più forti del torneo? «Il nostro Alberto Cerri. Un giocatore fortissimo. La sua mancanza si è fatta sentire, anche se chi lo ha sostituito ha fatto molto bene».

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