Il sogno nascosto di Vivarini «Un giorno mi piacerebbe arrivare dov’è oggi Sarri»

Il tecnico del Teramo a ruota libera dopo il premio ritirato a Coverciano: «Lo dedico alla famiglia e lo condivido con la città di Teramo e la squadra»
TERAMO. Vincenzo Vivarini è il primo allenatore della storia del Teramo a vincere la "Panchina d'oro". Il tecnico di Ari, con 18 preferenze, si è aggiudicato a Coverciano il prestigioso riconoscimento riservato al migliore allenatore di Lega Pro della passata stagione. Per trovare un altro allenatore abruzzese a fregiarsi di un titolo simile bisogna risalire a due anni fa, quando a Eusebio Di Francesco fu assegnata la "Panchina d'argento" come miglior tecnico di serie B del 2012-2013 (alla guida del Sassuolo). I colleghi votanti, nello scegliere Vivarini, hanno voluto tributargli il merito di aver condotto il Teramo in serie B, sul campo, prima che quella storica promozione venisse cancellata dalla giustizia sportiva per il caso Savona. Vivarini, legato al Teramo fino al 2017, non vuole parlare del suo futuro ma preferisce godersi questa gioia personale, arrivata dopo mesi difficili a causa delle vicende extra campo dei biancorossi.
Mister, che sensazioni ha provato nel ricevere la "Panchina d'oro" a Coverciano?
«Sono soddisfatto e orgoglioso. E' un premio difficile da raggiungere. In platea c'erano quasi 200 allenatori delle varie categorie e quando mi hanno premiato è stato strano essere al centro dell'attenzione e avere i complimenti anche dei miei illustri colleghi di serie A. Ho visto grande stima nei miei confronti e questo mi dà una gioia enorme e la carica per andare avanti. E' una giornata che custodirò per sempre nell'album dei ricordi più belli».
Da chi ha ricevuto i complimenti più belli?
«Ne ho ricevuti tanti. Forse ho ricevuto più complimenti adesso di quando siamo andati in B. Ogni messaggio mi ha trasmesso qualcosa».
A chi dedica il premio?
«In primis alle tre donne di casa, cioè mia moglie e le mie due figlie. Sono la mia forza, mi sopportano ogni giorno. Faccio un mestiere stressante e non è facile starmi accanto. A volte sono insopportabile!».
Altri ringraziamenti?
«L'ho scritto lunedì sera sulla mia pagina Facebook. Ci tengo a condividere questa gioia con la città di Teramo, con i tifosi della curva, con il mio staff, con i giocatori e con tutta la società. E poi voglio elogiare il lavoro di Marcello Di Giuseppe (ex ds del Teramo, ndc), che nei due anni trascorsi insieme si è distinto per competenza, intuito e capacità allestendo quella macchina perfetta in grado di farci conquistare la B sul campo».
A proposito della promozione in B, poi revocata per le note vicende, quante volte ripensa a ciò che è successo in estate?
«Inconsciamente il pensiero va sempre lì, nonostante lo sforzo che faccio per cercare di rimuovere le cose negative. Rimarrà di sicuro un rimpianto della mia carriera, ma sul campo, e lo ripeterò fino alla noia, è stata una promozione strameritata e straordinaria. Il premio ricevuto a Coverciano è figlio della favola dell'anno scorso che, a livello nazionale, ha colpito gli addetti ai lavori. Tutta la Teramo sportiva deve sentirsi gratificata di questo».
Il preparatore atletico Antonio Del Fosco e il vice allenatore Fabrizio Zambardi che cosa rappresentano?
«Sono molto di più di due collaboratori. Lavoriamo insieme ormai da nove anni e si è creato un rapporto stupendo. Noi tre siamo una cosa sola. In questi anni non c'è stata mai una discussione nè una parola fuori posto. Antonio e Fabrizio hanno valori umani fuori dal comune e, perciò, me li tengo ben stretti».
Qual è la ricetta per raggiungere dei traguardi?
«La serietà, il lavoro e l'applicazione. Mi concentro sempre in modo maniacale su quello che faccio e, alla lunga, i frutti si vedono. Questo premio deve essere da stimolo per chi crede in certi valori. La gavetta è fondamentale e, nel mio percorso, partendo da Ortona, ne ho fatta tanta».
A quale allenatore è più legato?
«Maurizio Sarri, Marco Giampaolo e Eusebio Di Francesco hanno la mia stima assoluta. Sarri, in particolare, lo ammiro molto perché è riuscito ad affermarsi seguendo il suo modo di lavorare e le sue idee. La gavetta, nel caso di Sarri, lo ha portato ad alti livelli. Un giorno spero di arrivare dove è arrivato lui».
Quest'anno si sente più allenatore o psicologo?
«E' una stagione particolare. Dopo quello che è successo in estate bisognava lavorare soprattutto sulla testa dei giocatori. Peccato per qualche punto perso per strada, ma il lavoro fatto finora è buono».
Gaetano Lombardino
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