Il tecnico: «È una scelta personale»

Dal 2018 a oggi, un titolo europeo vinto e la qualificazione fallita a Qatar 2022
ROMA. L'Europeo riportato in Italia dopo 53 anni sul prato di Wembley dove aveva perso una finale di Coppa Campioni, i record di vittorie, il gioco. Ma anche la delusione della mancata qualificazione al Mondiale, lo smalto smarrito dopo quel doppio rigore sbagliato contro la Svizzera da Jorginho, le difficoltà a ritrovarsi. E un j'accuse negli ultimi mesi che suonava da preavviso: «Non dite che il calcio italiano è rinato». Sono cinque anni da montagne russe quelli di Roberto Mancini alla guida della Nazionale. Ieri per spiegare il clamoroso addio ha utilizzato i social. «Le dimissioni da ct della nazionale sono state una mia scelta personale», l'unica spiegazione di Mancini, con un post sul suo profilo Instagram accompagnato dalla foto del trionfo a Euro 2020, dai ringraziamenti «al presidente Gravina per la fiducia» e dal saluto «a tutti i miei giocatori e ai tifosi che mi hanno accompagnato in questi 5 anni». «Porterò sempre nel cuore la straordinaria vittoria dell'Europeo 2020», la conclusione nostalgica. Era stato chiamato a risollevare l'azzurro nel 2018 dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia, lascia dopo la delusione per l'assenza da Qatar 2022 e con una qualificazione a Euro 2024 ancora in ballo. Il tecnico di Jesi arriva nel maggio 2018. Gioco, gol, viittorie, risultati e consensi, dopo un inizio appena stentato. Per arrivare all'Europeo vinto nel 2021 il giorno 11 luglio - data simbolo: è la stessa della finale '82 - ai rigori contro l'Inghilterra a Wembley, Mancini inanella una serie di risultati positivi che lo collocano, quanto alle statistiche, davanti a mostri sacri della storia azzurra. Tra il novembre 2020 e luglio 2021 la sua Italia, impostata sul 4-3-3 e il possesso palla, inanella 13 vittorie di fila, la miglior striscia positiva in assoluto di sempre, superando nei numeri Pozzo. Tra il 2018 e il 2021, i 32 risultati utili consecutivi lo rendono il ct meno sconfitto della storia del calcio mondiale. Ma i numeri dicono poco. Parlano molto di più l'abbraccio e le lacrime all'amico Vialli sul prato di Wembley, dopo la parata decisiva di Donnarumma sul rigore di Saka. C'è tutta una vita, un riscatto. Un anno e mezzo dopo, Mancini e tutto il calcio mondiale piangono l'ex centravanti Samp, stroncato dal male incurabile. E nel frattempo, la nazionale di Mancini ha smarrito la via, fallendo la qualificazione ai Mondiali 2022.

