Il Teramo fa una rimonta da manuale

I biancorossi soffrono e vanno sotto, poi con gioco e carattere assaltano l’ambizioso Padova e ribaltano la partita
TERAMO. Vedere questo Teramo strappa applausi e riempie il cuore. Perché la qualità dei singoli sarà pure modesta (con poche eccezioni), ma la squadra c’è. La splendida prestazione di Bassano e quel pareggio acciuffato all’ultimo assalto sono stati una potente iniezione di autostima per un gruppo del quale già si notava prima la compattezza, ma che non stava raccogliendo molto e che, soprattutto, doveva trovare il modo giusto di stare in campo. Ieri si è avuta una splendida conferma della prova di domenica scorsa, stavolta con qualcosa in meno quanto a geometrie e solidità ma con un’impressionante dose di sfrontatezza.
Il Teramo si è trovato di fronte un Padova lanciato e quindi mentalmente libero, che è venuto al Bonolis per imporre il gioco e vincere. Il Diavolo ha accettato il confronto a viso aperto, così accettando anche di mostrare le proprie fragilità; e, per quasi mezz’ora, ha concesso troppo agli avversari sul proprio settore destro. Ma, andato in svantaggio, non si è smarrito. Come e anche più di altre volte, ha reagito. Ha messo all’angolo il Padova e gli ha fatto due gol sugli sviluppi di altrettanti calci d’angolo, sopperendo con le prodezze di due centrocampisti alle ribadite difficoltà degli attaccanti in zona tiro. Poi si è difeso, ma senza mai rinunciare a ribaltare il fronte. Ha rischiato due volte di subire il 2-2, e se questo fosse arrivato si sarebbe detto che il pareggio era giusto. Ma la vittoria del Teramo, se consideriamo la diversa caratura dei due organici, è sacrosanta.
Asta parte con la coppia di punte più pesante (Barbuti-Foggia), il redivivo Amadio playmaker e gli esterni invertiti rispetto a Bassano (Ventola a sinistra, Varas a destra). La partita è bella e aperta fin dall’inizio e il Teramo regge il confronto con Pinzi e soci, tranne che nella zona dove opera Capello, schierato da Bisoli esterno sinistro d’attacco. Qui Varas e Caidi “ballano” fin dall’inizio e Capello va ripetutamente alla conclusione, impegnando Calore in tuffo (12’) e colpendo un palo pieno (15’) prima di gonfiare la rete di testa al 24’ su un perfetto cross da destra di Madonna che scavalca il gigante Caidi. Il Teramo, fino a quel momento, era stato pericoloso con un tiro da fuori di Foggia (17’) toccato in angolo dal portiere. Sullo 0-1 c’è un ultimo squillo patavino con Guidone (colpo di testa bloccato in tuffo da Calore), poi il Teramo si prende il campo. Una botta alta di Amadio (31’) e un rigore reclamato da Ventola (32’) su fallo di Pinzi giudicato fuori area inaugurano l’assalto alla porta ospite, che viene premiato al 44’. Angolo calciato a uscire di De Grazia, Varas al limite dell’area – lasciato un po’ troppo solo – stoppa con il petto e calcia al volo di sinistro trovando l’angolo basso.
Una prodezza isolata? Macché. Si ricomincia e sono di nuovo ribaltamenti di fronte, ma il Teramo ha qualcosa in più e trova il 2-1 all’11’ con un altro sinistro al volo dal limite, stavolta di Ilari, servito da Speranza di testa dopo una respinta corta della difesa ospite. I due tecnici si beccano, la partita si fa più sporca (ma mai cattiva), comincia il valzer delle sostituzioni. Uno dei nuovi entrati del Padova, il baby Cisco, si mangia il 2-2 al 21’ regalando la palla a Calore. Ma il Teramo è ancora in grado di pungere e al 30’ un cross di Varas viene girato a rete da due passi da Barbuti, che trova la miracolosa respinta di Bindi. In pieno recupero si rivede lo spauracchio Capello, che viene smarcato da un rimpallo davanti a Calore ma tira debolmente.
Finisce con il boato e gli applausi scroscianti del Bonolis. Questo Teramo operaio sa farsi amare: è la prima certezza di una stagione partita all’insegna del risparmio.
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