Il Teramo non vince più, piovono fischi
Illusorio il vantaggio firmato da Buonaiuto, poi la squadra regala il pari e va in difficoltà. Partita di rara bruttezza
TERAMO. Il campionato del Teramo sta prendendo una china scivolosa e inquietante che un mese fa, quando la banda Vivarini era prima in classifica da sola, era inimmaginabile dai più. Complice una notevole serie di acciacchi fisici (che sono un’attenuante, ma non spiegano tutto) i limiti di questa squadra, da quel momento ad oggi, sono venuti fuori impietosamente. Ieri in modo così lampante che la tribuna non ha risparmiato fischi, insulti e contumelie varie a tecnico e giocatori, sia durante il match che alla fine. Non è questione solo di risultato: la partita con la Pro Piacenza, in effetti, è stata di una bruttezza imbarazzante e di un livello tecnico-tattico così scarso da far pensare che questa Lega Pro unica, almeno nel girone centrale, sia più vicina alla defunta C2 che alla defunta C1.
E dire che il Teramo la partita l’approccia bene, molto meglio del solito: al 3’ Buonaiuto allarga a Bucchi, diagonale in corsa di poco fuori; al 7’ magistrale punizione di Buonaiuto da oltre 20 metri, palla oltre la barriera e all’incrocio dei pali: 1-0. Tutto sembra in discesa e la manovra, finalmente, fluisce. Il passare dei minuti, però, vede il Teramo pasticciare, arretrare e smarrirsi. I piacentini così prendono campo e si vedono regalare l’1-1 al 24’: percussione di Matteassi, palla indietro a Marmiroli che dal limite ciabatta un tiro inguardabile, Perrotta è sulla traiettoria e prova a rinviare ma cicca e serve un assist sotto porta all’incredulo Porcino, che la tocca dentro. Di qui a fine tempo solo un’occasione per parte su calci d’angolo (Diakite da una parte, Schiavini dall’altra) e l’infortunio di Petrella, che si distorce la caviglia. Della serie: piove sul bagnato.
Nella ripresa si fa subito male il portiere ospite Alfonso. La Pro Piacenza in questa fase è quasi padrona del campo (Caboni manca una girata in piena area al 9’) e Vivarini prova a giocarsi la carta Lapadula. Sostituisce Bucchi, che si stava sbattendo per proteggere palloni e far salire la squadra, e lascia in campo Donnarumma, fino a quel momento assente. Scelta discutibile: Donnarumma conferma di non essere in giornata, divorandosi un gol di testa al 18’ su un cross di Brugaletta, mentre la confusione e l’improvvisazione nel gioco d’attacco biancorosso aumentano. Lapadula tenta invano giocate da solista, lo sconcertante Buonaiuto evapora. La partita, in generale, diventa oscena: le due squadre fanno quasi a gara a perdere palloni. La Pro Piacenza batte i suoi ultimi colpi intorno alla mezz’ora con un paio di tiri dal limite (uno parato da Tonti, uno di poco fuori), poi smette di provarci e si chiude. L’assalto finale del Teramo è tanto generoso quanto confuso, una serie di palle buttate nel mezzo e di mischioni in area nei quali l’unico ad andare vicino al gol è Lulli al 31’ (sforbiciata ribattuta da un difensore).
Fischi e mugugni della tribuna toccano il top alla sostituzione di Perrotta – sottoposto incautamente dal suo tecnico a una gogna che fa male – con il redivivo Masullo. Un brutto momento. Domandone finale: è solo una fase no o c’è da preoccuparsi?
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