Il Teramo osa e torna a vincere

17 Gennaio 2016

Il bunker dell’Ancona crolla nel finale su autorete dopo che Vivarini passa al 4-4-2

TERAMO. Vincere su autorete nel finale dopo aver avuto una sola vera palla-gol è fortuna? Stavolta no. È giusto che abbia vinto il Teramo, che ha spinto a lungoschiacciando all’indietro un’avversaria già di per sé predisposta al catenaccio. Ma per osare servono anche gli uomini giusti e stavolta gli uomini giusti Vivarini li ha trovati strada facendo, pescando in panchina e soprattutto cambiando in corsa quel 3-5-2 che sa sempre più di inutile nostalgia per i bei tempi andati.

Può anche darsi che sia un caso che il Teramo abbia sbloccato la partita quando è passato a un sistema di gioco e una formazione più offensivi, ma i minuti precedenti la rete – anzi, l’autorete – decisiva dicono il contrario: l’Ancona ha cominciato a tremare e sbandare nel momento in cui (24’ st) Petrella – uno che non far giocare dall’inizio è un delitto, visto come sta – è entrato nel suo ruolo naturale di esterno destro mentre dalla parte opposta Di Paolantonio, da uomo tuttafascia e quindi quinto di difesa, diventava esterno di un 4-4-2 e dunque più libero di attaccare. Se si aggiunge che nel mezzo Cruciani, uomo di tecnica e cervello, messo accanto ad Amadio alzava il tasso tecnico, ecco delineata la metamorfosi del Teramo da squadra difensiva, che fa possesso palla lontano dalla porta avversaria e affonda di rado, a squadra capace di andare all’assalto e sgretolare il bunker dell’Ancona.

Per chi vede il calcio come una questione di singoli sarebbe stato bello che in Teramo-Ancona fosse protagonista Forte, il nuovo Messia dell’attacco, e invece Forte è stato forse il peggior biancorosso, com’è normale che sia per uno appena arrivato e in particolare per un finalizzatore che ha bisogno di palle pulite messe in area. Dopo appena 2’ Forte ha incornato un bel cross di Scipioni spedendo di poco a lato e pareva una promessa di sfracelli: invece poi non s’è più visto, soprattutto perché il Teramo è rimasto presto incastrato nelle munite trincee avversarie. La generosa spinta iniziale ha prodotto anche un tiro dai 20 metri di Le Noci deviato in tuffo dal portiere (15’) e un colpo di testa alto di Caidi su angolo (24’). Poi, fino all’intervallo, lo zero assoluto da una parte e dall’altra. L’Ancona aveva provato a pungere al 9’ (cross di Di Dio mancato dall’ex Sassano, sugli sviluppi tiro alto di Casiraghi), poi si è accontentata di controllare la situazione senza rischiare niente.

Alla ripresa, stesso andazzo dell’avvio di gara: Teramo all’attacco e Ancona tutta dietro, ma soprattutto Teramo incapace di trovare sbocchi dopo tanta corsa e tanti passaggi. Il Bonolis grida al gol solo al 13’, quando un pasticcio difensivo su una palla sporca permette a Di Paolantonio la conclusione ravvicinata, ma Lori fa il miracolo; sugli sviluppi dell’angolo cross di Di Paolantonio spizzato da Speranza, palla che esce di poco. Vivarini mette l’ultimo arrivato Cruciani al posto di Paolucci e il buon Michel comincia subito a giocare da par suo, ma per sfondare non basta. Serve anche Speedy Petrella, per il quale esce Cenciarelli e Perrotta diventa esterno di difesa. Sacrifici giusti, visto che con il 4-4-2 il Teramo diventa incisivo. Al 34’ una ripartenza ospite da angolo, stoppata con un colpo di tacco da Cruciani, diventa una contro-ripartenza condotta da Di Paolantonio sulla destra. Scipioni fa un numero incredibile mettendo fuori causa tre avversari e serve Di Paolantonio libero in area: cross basso del numero 7, Parodi in scivolata anticipa Forte ma la mette nella sua porta.

Nel finale l’Ancona si ricorda che esiste anche la fase offensiva e spinge. Al 36’ reclama un rigore per un sospetto mani di Perrotta, al 43’ sfiora il pari con Konate di testa su angolo (fuori di un soffio). Ma l’1-1 non l’avrebbe meritato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA