Il Teramo si ferma su palo e traversa

Primo tempo regalato, poi un inutile arrembaggio
TERAMO. Triste e stanco, il campionato del Teramo va avanti a pareggi (sono cinque nelle ultime sette partite, con una sola vittoria nel periodo e un solo gol segnato nelle ultime quattro) e si sente da lontano puzza di smobilitazione anticipata. A vivacizzare la situazione potrebbe essere il precipitare del rapporto tra Campitelli e Vivarini, arrivato ormai ai titoli di coda (anche ieri in tribuna il patron ha espresso apertamente la propria disapprovazione per le scelte del tecnico), ma a breve non accadrà nulla perché c’è una salvezza ancora da conquistare.
La “Panchina d’oro” vinta in settimana da Vivarini per la galoppata dell’anno scorso appare aliena dal contesto attuale quanto potrebbe esserlo un pinguino nella giungla equatoriale. Il Teramo di ieri per l’ennesima volta regala un tempo agli avversari schierandosi con una squadra troppo bloccata e tatticamente sconclusionata. È un 4-4-2, ma infrange i canoni del calcio perché su ogni fascia attacca un solo uomo: a destra il difensore puro Brugaletta, preferito a un incursore come Scipioni, che avrebbe come partner Cruciani il quale però, poveraccio, è tutto tranne che un esterno e sparisce in un limbo d’ambiguità; a sinistra deve spingere da solo, ovviamente raddoppiato e triplicato dagli avversari, il buon Di Paolantonio, perché Cecchini (che a differenza di Brugaletta avrebbe il piede per attaccare) viene tenuto bloccato e si sovrappone al compagno giusto un paio di volte. Il risultato – ovvio – di tutto ciò è una sola occasione, nata da un rimpallo e sciupata da Forte al 5’, fino all’intervallo. Per il resto si annotano due tiretti centrali di Le Noci e Forte e un tranquillo controllo della partita da parte della Carrarese, che ci prova un paio di volte (Erpen fuori di poco all’8’, Cais che anticipa Tonti in uscita fuori tempo ma non inquadra lo specchio al 16’).
Il primo tempo buttato via è un film già visto, ma lo è anche il secondo all’arrembaggio. Ovviamente nel nome di Petrella all’ala destra e di un calcio che, al solo apparire del buon Mirco, si fa più ampio e profondo, ma soprattutto più logico. Subito prima del cambio Cruciani-Petrella c’è un’occasione per la Carrarese sull’unico errore di Speranza (tiro di Cais debole, Tonti para) seguita da un break di Cenciarelli che impegna Lagomarsini dai 25 metri. Poi entra Petrella e di colpo una partita fino allora equilibrata diventa a senso unico pro Teramo, con tanti cross nel mezzo e la manovriera Carrarese costretta a chiudersi e buttar via il pallone. In questo contesto il Teramo è anche sfortunato, perché timbra due legni: al 7’ con Le Noci, smarcato da Petrella nella terra di nessuno e autore di una bomba dai 20 metri che centra la traversa; al 40’ con Moreo che, servito in area da Amadio, quasi dal fondo scavalca con un delizioso pallonetto il portiere che usciva ma vede la palla morire sul palo lontano. Moreo era ovviamente entrato per Forte, subissato di fischi che un po’ sono colpa sua, un po’ del modo in cui lo fa giocare Vivarini.
Se aggiungiamo un gol annullato a Le Noci per una carica al portiere (pochi dubbi) e interventi non semplici dello stesso Lagomarsini su un tiro a giro di Petrella e un tentativo disperato di Scipioni in mischia, possiamo concludere che il Teramo vincendo 1-0 non avrebbe rubato nulla. Sono quel primo tempo assurdo, ma anche gli innesti tardivi di Moreo e Scipioni, a gridare vendetta. In generale, grida vendetta il continuare a giocare con il freno a mano tirato – in casa per un tempo, fuori casa per tutti i 90’ – quando è evidente che attaccando, e sfruttando l’arma Petrella, si mette sotto qualsiasi avversario. Ormai, però, se anche si cambiasse registro sarebbe troppo tardi.
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