Il Teramo si schianta sul muro Fermana

4 Marzo 2019

I biancorossi si fanno infilare subito in contropiede, poi il portiere ospite salva il risultato in diverse occasioni

TERAMO. Come da tradizione delle ultime annate, il Teramo non riesce a dar seguito a un risultato positivo e cancella subito l’effetto benefico del 3-1 di Ravenna facendosi battere in casa da una Fermana che non vinceva da sette turni e non segnava da cinque. Premesso che il portierino ospite Marcantognini, classe ’96, è stato il migliore in campo, il Teramo di ieri andrebbe preso a sberle per come è riuscito a resuscitare una squadra che già in avvio di stagione, quando era ai vertici della classifica, spiccava per l’accanito difensivismo, e che strada facendo si era avvitata su se stessa degenerando nell’anticalcio. Ebbene: l’anticalcio della Fermana, ieri, grazie ai limiti sia difensivi che offensivi del Teramo è tornato ad essere un modo che Brera avrebbe definito raffinato per fare risultato.
Basta raccontare l’avvio di partita per capire tutto. Fermana subito ammucchiata all’indietro e Teramo all’assalto (già al 1’ Ventola dal limite impegna Marcantognini), ma appena i gialloblù fanno capolino nella metà campo biancorossa creano pericoli. E li creano facendo cose elementari. Al 5’ lungo cross dalla trequarti di Giandonato e tiro al volo fuori di Sperotto; al 14’ gran parata di Gomis su Malcore andato via su un rilancio di 50 metri di Giandonato; e al 16’ il gol decisivo, con Lupoli che da metà campo lancia Malcore oltre i difensori biancorossi e salta in pallonetto Gomis prima di depositare di petto nella porta vuota. Il Teramo reclama fieramente il fuorigioco e assedia il guardalinee (Gomis verrà ammonito), la partenza di Malcore è in effetti al limite, ma c’è da chiedersi come sia possibile lasciare tre occasioni da gol in pochi minuti a una squadra tutta chiusa all’indietro.
Se già sullo 0-0 c’erano pochi spazi, sullo 0-1 il Teramo si trova di fronte un muro. Purtroppo Infantino non è in giornata e si capisce al 22’ quando gira di metri fuori un cross invitante. La partita diventa nervosa e spezzettata, ci scappa anche una mezza rissa per una palla non messa fuori dal Teramo con un gialloblù a terra (ne cadranno come mosche, di lì alla fine...); poi (28’) Sparacello ha un’occasione colossale su bella incursione e cross al bacio di Celli, ma incorna troppo centrale esaltando il portiere. Il finale di tempo vede protagonisti prima Gomis (parata di piede su Malcore e balzo da gatto per evitare il tap-in di Lupoli: 0-2 scampato per miracolo) e poi Marcantognini (deviazione in angolo su tiro non irresistibile di Proietti e, al 48’, gran riflesso su colpo di testa ravvicinato di Fiordaliso).
La ripresa è un’interminabile sofferenza per i poveri fedelissimi del Bonolis. Il Teramo arriva a un soffio dall’1-1 al 5’, quando Marcantognini in pochi secondi si oppone a un tocco ravvicinato di Sparacello e a una botta di De Grazia. Ma è solo una fiammata: il Diavolo masturba calcio improduttivo, la Fermana controlla senza soffrire troppo, Maurizi come al solito si guarda bene dall’abbandonare in tempi utili il 3-5-2 e lo fa solo alla mezz’ora (dopo che Armeno aveva rilevato l’acciaccato Celli e Persia sostituito Spighi), quando butta dentro insieme tre attaccanti (Barbuti ad affiancare Infantino, Zecca e Cappa sulle ali). Il 4-2-4 della disperazione produce un paio di mezze occasioni in mischia, mal sfruttate da Infantino e Zecca, e un tiro di Ventola da fuori area deviato dal portiere, stavolta senza troppo sforzo. I playout sono tornati a due punti e ora cominciano gli scontri diretti. C’è da tremare.
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