Il Teramo vince quando decide di osare

23 Dicembre 2017

Il gol che sblocca una partita brutta e difficile arriva dopo che Asta inserisce la terza punta passando al 3-4-3

TERAMO. Chi osa vince. Spesso il motto è vero, lo è di sicuro stavolta per il Teramo. Che quando si libera di un vestito ingessato e pesante che probabilmente non gli si adatta, e torna sbarazzino com’era stato qualche volta in avvio di campionato, rompe gli equilibri tattici soffocanti dell’ennesima partita da 0-0 di questa stagione e trova una vittoria tanto sudata quanto preziosa. Si dice spesso, nel calcio, che non sono i moduli che contano, ma l’atteggiamento. Il problema è che i moduli sono fatti da giocatori e se hai in campo troppi giocatori difensivi difficilmente attaccherai bene, per quanto tu possa aver voglia di farlo. Il Teramo ieri sera ha fatto quel qualcosa in più che gli è bastato per vincere quando ha messo dentro una punta pesante e soprattutto quando ha schierato un attacco a tre e non a due. Questo ha detto il campo, anche se la partita è stata sempre in equilibrio e a deciderla sono stati degli episodi.
Il primo tempo è la fotocopia di altre brutte partite già viste in riva al Tordino in questa stagione. I marchingegni difensivi, da ambo le parti, hanno la meglio abbastanza facilmente di intenzioni offensive che il più delle volte restano tali. Tra le due squadre, comunque, quella che fa di più è il Mestre, nonostante perda subito per una distorsione alla caviglia il suo attaccante più bravo, il brasiliano Neto Pereira. Il Teramo concede troppo spazio all’intramontabile regista arancionero Zecchin, che al 25’ scodella nell’area biancorossa un assist sopraffino per Beccaro il quale cicca la girata a pochi passi dalla porta. Lo stesso Zecchin e Lavagnoli ci provano dalla distanza senza fortuna e in pieno recupero (48’), su un cross dalla trequarti, un colpo di testa di Politti viene deviato in angolo da Lewandowski. E il Teramo? Un tiretto di Tulli bloccato dal portiere, un colpo di testa all’indietro di Speranza su angolo che ricade oltre la traversa. E stop. Troppo poco, per l’ennesima volta.
Nell’intervallo Asta manda a fare la doccia Tulli e ridà una chance a Barbuti, che all’8’ viene smarcato da un assist di Bacio Terracino ma cade al momento del tiro, forse strattonato da un difensore. Inutili le proteste. Sembra non cambiare nulla, il Mestre torna a metter paura al Bonolis con una ripartenza tre contro due mal conclusa e con un tiro alto in mischia di Sottovia, e allora Asta decide di osare qualcosa: al 14’ fuori Ilari e dentro Soumarè, con passaggio al 3-4-3. Al 18’, su un angolo guadagnato proprio da Soumarè e calciato teso in mezzo da Bacio Terracino, Barbuti svetta e devia la palla verso il secondo palo, dove spunta il piedone di Caidi che la sbatte dentro in spaccata. Sullo 0-1 il Mestre reagisce con veemenza e il suo tecnico Zironelli, inserendo Boscolo e Kirwan, si mette a specchio di Asta ordinando un 3-4-3. Il capitano dei veneti Beccaro, avanzato ad esterno sinistro d’attacco, crea difficoltà ai biancorossi e al 26’ conclude da buona posizione: Lewandowski c’è. Il portiere polacco, preferito a Calore, è una delle note più liete della serata e rintuzza tutti i tentativi del Mestre, anche se sulle palle alte che piovono dalle fasce non appare impeccabile.
Il Teramo fatica un po’ a contenere l’assalto massiccio degli ospiti e al 31’ Asta torna al 3-5-2 inserendo Amadio per Bacio Terracino. Al 38’ un’azione forse fallosa di Soumarè su Fabbri innesca l’azione che chiude la partita. L’ala di colore ruba palla al terzino ospite e centra basso per l’accorrente De Grazia, che non controlla bene e viene contrato da Politti. La palla però finisce a Barbuti, che prima l’addomestica e poi la scaraventa rasoterra sotto la pancia di Favaro. Il Mestre continua a provarci fino alla fine, Sottovia spara alto da buona posizione al terzo dei cinque minuti di recupero. Ma in realtà è chiaro che il 2-0 ha chiuso il discorso. E alla fine al Bonolis è festa. Sono tre punti preziosi, vista la vittoria del Santarcangelo a Pordenone lo sono ancora di più.
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