Il Teramo è timido e fragile, la Samb non gli dà scampo

14 Novembre 2016

Non basta la bella reazione biancorossa sullo 0-1 Prima troppo difensivismo e poca personalità

INVIATO A SAN BENEDETTO. Perdere abitua a perdere, purtroppo. Si è visto chiaro in un Riviera delle Palme ribollente (oltre cinquemila spettatori), dove un Teramo con più personalità avrebbe potuto gasarsi proprio perché sfavorito e gettare il cuore oltre l’ostacolo delle proprie difficoltà fin dall’inizio della partita, giocandosela a viso aperto. Lo ha fatto, invece, solo dopo essere andato in svantaggio e aver cambiato modo di giocare. E, attaccando la Samb con molti uomini, per poco non la riacciuffava. Quel finale coraggioso con il 4-3-3 non va buttato via, anzi è da lì che si dovrà ripartire. Mentre il messaggio iniziale lanciato al mondo da Nofri aggiungendo un terzo stopper a Speranza e Caidi e condannando il mediano di passo breve Steffè a una lunga, penosa sofferenza come esterno destro è stato quasi di resa anticipata. Come dire: siamo in difficoltà, ci chiudiamo alla bell’e meglio e speriamo nello 0-0. La Samb contro un Teramo così povero di coraggio, di idee ma anche di tecnica (quanti passaggi facili sbagliati e quante palle perse!) ha potuto prendersi il campo. La squadra di Palladini non ha creato grandi occasioni fino all’1-0, è vero, più per propri limiti di incisività che per merito di un Teramo che pur schiacciato all’indietro non difendeva bene; ma tale e tanto era il predominio territoriale che, dai e dai, i rossoblù non potevano non trovare il varco giusto. Lo hanno trovato, infatti, al minuto 56, quando un lancio dalla trequarti di Damonte piovuto oltre lo sbarramento biancorosso ha premiato lo smarcamento di Mancuso, bravo a girarsi calciando di prima e a pescare l’angolo lontano. Bel gol ma inesistente, nell’occasione, l’opposizione di Caidi e Steffè. Il fatto è che la fragilità difensiva è uno dei mali di questa squadra e anche per questo non si può rinunciare a giocare al calcio: prima o poi il gol lo becchi.

Fino al 20’ della ripresa la produzione offensiva del Teramo è stata tutta in tre incursioni sulla sinistra di D’Orazio, una rifinita con un gran cross che Sansovini tutto solo ha girato a lato di testa (19’) e le altre concluse con tiri fuori misura. La Samb, tambureggiante ma priva di uomini di peso in area, ha tirato molto dalla distanza scheggiando un palo con Sabatino, che poco prima del riposo ha clamorosamente alzato di testa da due passi su angolo. Poca roba per la mole di gioco prodotta, ma poi ci ha pensato Mancuso. E lì il Teramo ha dovuto cambiare partita. Lo ha fatto grazie alla buona vena da mezzala di Di Paolantonio (entrato a inizio ripresa per sostituire Bulevardi che, già ammonito, aveva rischiato l’espulsione) e grazie all’innesto di Petrella come terza punta. Senza fare cose strepitose Petrella ha spostato in avanti il baricentro della squadra e il Teramo è andato vicino all’1-1 quattro volte: con un tiro ravvicinato quasi dal fondo di Sansovini parato da Aridità, un colpo di testa alto di Manganelli su angolo, una schiacciata troppo debole di Ilari e una punizione di Petermann che ha sfiorato l’incrocio. Sansovini al 28’ ha anche gonfiato la rete, ma a gioco fermo per un fallo (netto) di Croce su Mori. Nel finale si è visto il promettente baby Fratangelo: troppo poco per incidere. La Samb, pur sulle gambe, ha ricevuto nuova linfa nelle ripartenze dagli ingressi di Di Massimo e Fioretti e proprio un’azione personale di quest’ultimo ha permesso a Mancuso, in pieno recupero, di siglare il 2-0 dal limite. Subito prima Sansovini aveva avuto l’ultima palla buona di testa: troppo centrale.

Come si capisce facilmente, la gara a senso unico dei primi 60’ è diventata una partita vera dopo. E i 400 tifosi teramani al Riviera alla fine hanno applaudito e incoraggiato i giocatori. Ma il Teramo visto fino all’1-0 non vuole rivederlo più nessuno.

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