Il velocista bronzo a 80 anni: «Corro senza regole o diete»

PESCARA. È un emigrante di ritorno l’80enne di San Valentino, in provincia di Pescara, che venerdì ha conquistato un medaglia di bronzo sui 200 metri con ostacoli (altezza cm 68) con il tempo di 45”92...
PESCARA. È un emigrante di ritorno l’80enne di San Valentino, in provincia di Pescara, che venerdì ha conquistato un medaglia di bronzo sui 200 metri con ostacoli (altezza cm 68) con il tempo di 45”92. Si chiama Silvio, all’anagrafe Silvino, Cicchelli, classe 1943, pensionato che tutt’oggi fa la spola tra Bruxelles e l’Abruzzo. Non nuovo a imprese sportive. Innamorato dell’atletica per seguire le orme del figlio Lorenzo che vive in Lussemburgo. «Ma non ho ricette o segreti», premette il giorno dopo, «mangio di tutto e quando voglio e vado a letto tardi. Non seguo diete, né regole particolari. Sono innamorato dello sport grazie ai mezzi che mi ha donato la natura».
Venerdì come è andata?
«Al mattino i miei figli mi hanno fatto gli auguri per la gara. E io ho risposto: “Sono pronto per fare ultimo”. In pista non ero pronto. Ero titubante. Devo dire grazie al giudice inglese, perché non avevo la maglia azzurra. Mi ha fatto rovesciare quella che avevo e dietro con il pennarello ha scritto Italty. Poi, in pista è venuto tutto naturale».
A 80 anni c’è gente che ha difficoltà a muoversi.
«Io sono fortunato. La prossima settimana farò i 2000 siepi e gli 80 ostacoli. A caccia di altre medaglie, possibilmente. Non è finita».
La sua storia?
«Sono nato a San Valentino dove ho frequentato le elementari; medie e Liceo a Pescara. Poi, l’università e il trasferimento in Belgio dove ho vissuto. Un po’ alla volta sono diventato direttore di produzione di una multinazionale che produce utensili. Mia moglie è mancata 16 anni fa. Ho due figli: Rina, ingegnere nucleare che vive a Roma, e Lorenzo che è direttore finanziario della Bei (banca europea per gli investimenti, ndr), in Lussemburgo».
E lei si divide tra Belgio e Italia?
«Sempre orgogliosamente italiano, mai presa la doppia nazionalità. Nel 2004 sono scampato a una strage, la seconda più devastante dopo quella di Marcinelle. Uno scoppio ha provocato decine e decine di morti nel trasferimento delle linee di produzione dell’azienda. Mi sono salvato perché sono arrivato in ritardo di 5’ allo stabilimento. Dopo un po’ sono andato in pensione».
E l’atletica?
«Merito di mio figlio, siamo due amatori. Ho iniziato per seguire lui. È lui che mi ha iscritto agli Europei Masters. Ci sarà anche lui a Pescara, ha 55 anni. Ai Mondiali in Nuova Zelanda, alcuni anni fa, prima del Covid, ha vinto oro (110 ostacoli), argento (salto in alto) e bronzo (salto triplo). Parteciperà anche agli Europei Masters, arriverà la prossima settimana. È arrabbiato, perché nello stesso giorno ha due gare e teme di non riuscire a ottenere il massimo».
E lei?
«Mi preparo alle gare della prossima settimana, senza ansia e senza stress. Mi piace fare sport, stare all’aria aperta. Mia moglie faceva tennis e i figli, anche loro, si sono dedicati allo sport. Non bisogna per forza essere campioni per essere felici. Io non ho mai corso per soldi, di questo sono orgoglioso. Solo passione. Tanta. Mi godo la vita giorno per giorno, all’aria aperta».
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