Il vicepresidente della Fifa Montagliani: «Vi racconto il mio Mondiale, tifo Canada ma ho l’Abruzzo nel cuore»

Il 61enne Vic: «Il momento più emozionante durante l’inno canadese, ho pensato a mio padre Luciano arrivato qui da Celano nel lontano 1956»
CELANO. C’è un pezzo importante d’Abruzzo nel Mondiale di calcio 2026. Un pezzo di cuore che palpita per la terra di origine della famiglia. È quello di un celanese di Vancouver, Vic Montagliani, 61 anni, vicepresidente della Fifa, a capo dell’organizzazione del più grande campionato mondiale di calcio della storia. E quelle radici non le ha mai sradicate. Un canadese di nascita con l’Italia nel cuore. Una carriera dirigenziale folgorante che lo ha proiettato nel firmamento del calcio mondiale. Oggi vive il suo momento più gratificante e stimolante allo stesso tempo: governare un imponente torneo che vede ben 48 squadre di ogni parte del mondo contendersi la coppa più ambita .
Vic, tu sei il presidente della Concacaf e il vice presidente della Fifa, senti addosso una grande responsabilità nell’organizzazione di questo mondiale di calcio?
«Sì, perché non è soltanto un evento che riguarda la nostra confederazione (Concacaf ndr), ma per quanto mi riguarda tocca direttamente una delle tre nazioni, che è la mia nazione e cioè il Canada, e poi la mia città, Vancouver. La responsabilità in più è normale. Però c’è anche l’orgoglio e la soddisfazione che il lavoro sta andando bene e il calcio alla fine salva tutti. Questo sport è così bello e appassionante che salva tutto».
Quando hai capito che il Mondiale in Usa, Canada e Messico sarebbe diventato realtà? Quale il momento esatto?
«Il 13 giugno 2018 a Mosca, quando la nostra proposta ha avuto la meglio su quella del Marocco. Nell’occasione hanno votato 211 nazioni e noi abbiamo avuto la meglio. Un solo cruccio (e qui Montagliani ha un momento di pausa, ndr) perché l’Italia non ha votato per noi, ma per il Marocco».
Le tue origini sono abruzzesi di Celano grazie ai tuoi genitori, Luciano, purtroppo scomparso, e Filomena. Il legame con la terra d’origine della tua famiglia è molto stretto. Quanto conta per un canadese come te l’italianità?
«Tanto, nel senso che la prima lingua parlata in casa è l’italiano, la prima cultura è italiana, ma la bellezza di essere figlio di emigranti è che riusciamo a integrare bellezza della cultura italiana con quella del Canada. Ho sangue misto canadese italiano e mi sento molto fortunato per questo».
È un Mondiale da record, per il numero delle squadre e per il volume di affari che produce. Quante persone sono coinvolte nell’organizzazione?
«Una bella domanda. Se consideriamo anche i volontari si parla di migliaia di persone».
Mettere d’accordo tre Paesi come Usa, Canada e Messico non è facile. Mediazione e compromesso sono stati necessari. C’è stato un momento in cui sembrava complicato mettere a posto tutti i tasselli?
«Mai ho pensato che non ce l’avremmo fatta, ma in alcuni momenti è stato necessario prendere un grande respiro perché l’enormità di tre Paesi come Usa e Canada, più il Messico, implica una serie di complicazioni legate alla posizione geografica complessa. Insomma ci sono stati momenti in cui ho detto “Questa è una montagna dura da scalare”, ma alla fine del giorno sapevo che si sarebbe risolta».
Chi è la favorita del Mondiale?
«Una non c’è, ma credo che per quanto riguarda l’Europa, c’è la Francia, che per il talento potrebbe schierare due squadre, e poi la Spagna e il Portogallo. Oltre l’Europa, penso all’Argentina e al Brasile di Carletto Ancelotti. Poi ci sono gli outsider, basti pensare alla partita Giappone-Olanda terminata 2-2 dopo una battaglia che nel pugilato potrebbe definirsi body to body, un corpo a corpo».
È nota la tua amicizia con Carlo Ancelotti.
«Carletto è veramente buono come il pane. Nonostante una carriera strepitosa come giocatore e allenatore, vissuta ai massimi livelli, lo amano tutti. Quando mi prendo un caffè è come stare in piazza tra amici. Lui poi è un buongustaio, e anche questo è notorio, ma soprattutto di cose semplici. Quando è a pranzo da noi, mia madre Filomena gli prepara gli gnocchi “alla celanese“, con il sugo di una volta. E poi con il gorgonzola. Ci vediamo spesso perché siamo vicini di casa a Vancouver».
Dove pensi che possa arrivare il Canada?
«La pressione per chi ospita un Mondiale è enorme, basta ricordare Italia 90, ma devo dire che come talento e squadra tra le prime 16 ci può arrivare. Nella prima partita con la Bosnia, per esempio, ha dominato, ma la Bosnia è tosta. Il Canada ha giocatori di altissimo livello come Alphonso Davies e Jonathan David, ma ha anche altri calciatori che militano nella Liga. Ai Mondiali purtroppo sono bastano i giocatori bravi, devi avere un po’ di fortuna».
C’è una outsider su cui puntare?
«Il Giappone può essere la sorpresa, perché ha qualità, esperienza, tantissimi giocatori che militano nei campionati in Europa e non hanno solo tecnica, ma anche coraggio. Come il Marocco nel 2022».
Qual è stato finora il momento più emozionante del Mondiale?
«L’inno canadese nella prima partita. In quel momento il pensiero è andato a mio padre Luciano che non c’è più e che era venuto in Canada nel 1956 per dare un futuro alla sua famiglia».
L’Italia, per la terza volta consecutiva, è fuori dal Mondiale. Rabbia e disappunto soprattutto per la presenza di tantissimi italiani nei luoghi del Mondiale?
«Senti, avere l’Italia al mondiale è sempre bello, ma la Bosnia ha meritato. Certo, se avessimo avuto l’Italia ad aprire il Mondiale in una città italianissima come Toronto sarebbe stata raccontata una storia enorme. Ma è così il calcio».
Chi pensi che potrebbe diventare futuro allenatore della Nazionale italiana?
«Si parla di Roberto Mancini, ma non è un problema di allenatori, serve prima un presidente. A giugno verrà eletto e da lì in poi si troverà il tecnico. Sono molti i tecnici in grado di gestire la Nazionale, ma ritengo che il problema vero sia a livello di club, di accademia. Qualcosa si deve fare, ma non dimentichiamo che l’Italia ha vinto gli Europei nel 2021, non manca la qualità, gioca bene, ma il gap tra le giovanili e la squadra maggiore va colmato in qualche modo. Non si spiega questa sperequazione».
Mancano i Del Piero e i Totti?
«I Del Piero e i Totti mancano a livello mondiale, ma sono fasi del calcio, Prima c’erano i Tardelli, i Rossi, gli Antognoni, ora bisogna avere pazienza e opportunità, il coraggio di mettere a sistema il pianeta calcio per far crescere i futuri Totti e Del Piero».
Stadi sempre pieni e grande entusiasmo, forse è davvero la volta buona che il calcio, o soccer come viene definito, possa diventare uno sport di primo livello come il basket, il baseball, il football e l’hockey. Che ne pensi?
«La Lega Mls americana, quella in cui hanno giocato Giovinco e Pirlo, è tra le top 10 mondiali e c’è la capacità di crescere. Tieni presente che in Usa vogliono sempre vincere. Con questo mondiale siamo destinati a crescere. Questa lega è già più forte di quella dell’hockey negli Usa. Certo, basket e football sono fortissimi, ma gli stadi di calcio sono pieni durante le partite. Anche il valore delle società è notevole, con 6-7 squadre che hanno un valore di oltre un bilione di dollari, equivalente a circa un miliardo di euro».
Alcuni episodi (vedi l’arbitro somalo Omar Artan, il Senegal perquisito sulla pista di atterraggio, cani antidroga utilizzati allo sbarco dell'Uzbekistan di Cannavaro) hanno suscitato polemiche. La Fifa come si pone di fronte a questi temi?
«Noi come Fifa, quando organizziamo tornei lavoriamo con i governi, e facciamo il massimo per arrivare alla perfezione. Ma non possiamo non rispettare il volere degli Stati che ci ospitano. Noi facciamo il possibile, ma qualcosa può sfuggire, e questo succede sempre. Non solo alla Fifa, ma a tutti i livelli le leggi dei Paesi vanno rispettate».
L’Italia non si è dimostrata un’eccellenza in campo calcistico, almeno in questo momento. Però non è mancata una vera eccellenza artistica nel campo musicale come Andrea Bocelli, protagonista della cerimonia di apertura del Mondiale.
«Vero, il calcio come detto ha lasciato a desiderare, ma la cultura italiana vanta artisti internazionali e globali come lo straordinario Andrea Bocelli e anche l’italocanadese Michael Bublè, mio grande amico, che ha cantato in maniera incredibile emozionando tutti durante la cerimonia di apertura a Toronto».
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