In trasferta con l’incubo terremoto

31 Ottobre 2016

L’ansia rovina la festa a S. Siro, ma i cori biancazzurri surclassano quelli rossoneri

MILANO. La trasferta nella San Siro rossonera, con quella che verrà verso lo Stadium juventino certamente la più suggestiva della stagione, per i fan biancazzurri inizia all’insegna della paura, dell’angoscia a causa della scossa di terremoto che ancora una volta ha fatto tremare case e cose in tutto il Centro Italia. Un evento che turba non poco il clima nella carovana e che condiziona il comportamento dei tifosi anche allo stadio, dove, come già in occasione della partita con l’Atalanta, in segno di rispetto verso i problemi di amici sconosciuti eppure mai così vicini, la torcida biancazzurra rinuncia a gran parte del solito folcloristico e colorito repertorio di cori e canti. Un gesto di sensibilità verso la gente dei paesi duramente colpiti dai fatti di questi giorni lo compie anche il rossonero Bonaventura: marchigiano di Sanseverino, Jack alla fine ha voluto dedicare ai suoi corregionali la rete che ha deciso l’incontro. «Mi rendo conto che di fronte alle sofferenze che stanno patendo le persone che vivono in quelle terre il mio è solo un piccolo gesto», ha detto il centrocampista rossonero, «ma voglio dedicare a loro questo gol proprio per dirgli quanto gli siamo vicino e quanto siamo dispiaciuti per quello che sta accadendo».

Tornando ai fan pescaresi, tra i primi a muoversi, il bus delle solite, irriducibili Donne Biancazzurre, pieno in tutti i suoi circa ottanta posti e con al seguito una pattuglia di scatenati ragazzini, ansiosi di “esordire” nel mitico catino della Scala del calcio. Poi, da vari angoli della città, consumato il primo caffé, fatto rifornimento di benzina e giornali, partono in rapida successione decine di auto e minibus. Molti anche quelli che hanno scelto il treno per evitare il rischio nebbia o addirittura l’aereo, che però li ha lasciati a Bergamo. E per questo in parecchi, già in movimento, non si sono accorti della violenta scossa delle 7,41. Il terremoto resta l’argomento centrale dei discorsi anche sul piazzale di San Siro, quando i gruppi si ricongiungono per consumare qualche panino prima di salire al terzo anello dell’impianto. Stavolta il clima è mesto, niente feste, né cori o arrosticini. Ai circa 800 arrivati da Pescara si uniscono tanti abruzzesi residenti nel Milanese. Davanti a chioschi e banchetti si ode il dialetto pescarese, che diventa anche un modo per ritrovarsi tra amici o solo conoscenti. Con i più popolari capi ultrà, si rivedono numerosi personaggi pubblici pescaresi, politici e imprenditori, nonché la folta pattuglia di procuratori, tecnici e osservatori. Tra commenti e previsioni si entra nel maestoso impianto. Uno stadio in verità ieri decisamente meno imponente del solito, a causa degli spazi vuoti (meno di 40 mila presenti, metà della capienza). Anche per questo, l’incitamento dei pescaresi alla squadra di Oddo è risuonato forte, sovrastando perfino alcuni cori dei club rossoneri. Un sostegno che non è venuto meno nemmeno quando la gara ha preso la piega favorevole ai padroni di casa.

Poi, col crepuscolo, tra mille rimpianti per un risultato che pareva mai come stavolta alla portata, oltre che meritato, la variopinta carovana ha ripreso la strada di casa. L’ennesima sconfitta rende il percorso forse un po’ più lungo che all’andata, ma tra i capannelli i motivi di fiducia certo non mancano. La bella prova di Caprari e compagni, la classifica che tutto sommato là in basso resta corta, la prospettiva di un incontro, quello con l’Empoli, che avrà anche il sapore di una prima “ultima spiaggia” ma che San Siro sembra decisamente più alla portata di altri.

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