Inglese: gioco e segno in A, lo sognavo sin da bambino

26 Novembre 2015

«Sono già felice, ma se a fine stagione arrivassi a quota cinque lo sarei di più»

PESC ARA. Lui, Roberto Inglese, sta sognando ad occhi aperti. Non svegliatelo. A 24 anni sta toccando con mano il paradiso calcistico. Sta vedendo realizzati i sogni di bambino. Gioca in serie A. E, soprattutto, fa gol. Ha trovato una società, il Chievo, e un tecnico, Rolando Maran, disposti a dargli fiducia e li sta ripagando con reti (una alla Sampdoria e una domenica scorsa a Carpi) e buone prestazioni. L’attaccante vastese non è soltanto una piacevole sorpresa, si sta affermando come una vera e propria realtà della serie A. A ben vedere non ha una qualità specifica che lo porta a emergere, ma ha un po’ di tutto. E, soprattutto, ha “fame” e fisico, indispensabile per fare a sportellate con i difensori. Se la gode Inglese che il Pescara nel 2012 cedette al Chievo, insieme a Dettori, per arrivare ad Ariatti che in bian cazzurro non ha poi lasciato il segno. Se la gode, ripensando ai problemi del passato.

Inglese, è il suo magic moment?

«Sì, sono felice. Due gol e un assist in serie A. Meglio di così non si può».

Si accontenta di poco?

«Per ora, vedo avverarsi quello che era il mio sogno da bambino, quando giocavo a pallone per la strada o sui campetti di Vasto. Volevo giocare in serie A...».

Lei ha fatto la gavetta...

«Sì, l’ho fatta e mi è servita per arrivare dove sono ora».

Attaccante di serie A per caso?

«In estate sono tornato al Chievo dopo due anni in prestito con il Carpi. Ho iniziato la preparazione e ho chiesto alla società di poter andare a giocare, d’altronde a 24 anni devi avere la possibilità di giocare o no?».

E che cosa è accaduto?

«Che la società e il tecnico mi hanno detto che avevo la possibilità di giocare nel Chievo. Bastava meritarsi la maglia. E così ce l’ho messa tutta e mi sto godendo queste soddisfazioni».

Maran stravede per lei.

«Certo, il mister mi ha detto di restare per giocarmi le chance qui. E la stessa cosa ha fatto il ds Luca Nember che mi conosce per avermi avuto nel Lumezzane, in Lega Pro».

Il difficile viene adesso...

«No, il difficile per me è stato arrivare fino adesso. Ma vi giuro che non ho voglia di accontentarmi, ce la metterò tutta per continuare l’esperienza in serie A».

Se si guarda alle spalle vede tanta gavetta e... qualche infortunio.

«Quelli alla spalla mi hanno condizionato, e non poco. Prima a Pescara quando avevo appena esordito a 18 anni in Lega Pro, poi a Carpi due anni fa. Una disdetta».

Un vastese che non ha mai giocato nella Vastese.

«Sì, ho fatto i giovanissimi della Virtus e poi a 14 anni sono andato a Pescara».

E poi Eusebio Di Francesco...

«Era la stagione 2009-2010, il Pescara era in Lega Pro con l’obbligo di tornare in B. Di Francesco allena la Berretti e poi a gennaio viene promosso al posto di Cuccureddu e a marzo mi fa esordire a Ravenna. Purtroppo, mi faccio male e non ho molte altre occasioni. La stagione successiva gioco la prima in B, a fine agosto; entro nella sfida casalinga contro il Siena e a fine partita la società mi comunica che sarei andato al Chievo. Poi, al Chievo mi dicono che vado al Lumezzane, in Lega Pro. Da lì è partita la mia risalita. A Lumezzane c’era anche Luca Nember che oggi è il ds del Chievo. Due anni lì, altrettanti al Carpi e ora eccomi qui».

Al Carpi ha fatto anche gol domenica scorsa.

«E che cosa doveva fare? Sono un professionista. Mi dispiace vedere il Carpi lì sotto in classifica e mi è dispiaciuto ancor più sentire qualche fischio nei miei riguardi. Pazienza...».

Qual è l’attaccante a cui si ispira?

«Durante la mia crescita calcistica non ce n’è stato uno in particolare. Però, dopo averlo visto all’opera di persona, posso dire che Gonzalo Higuain è davvero forte. Davvero un campione!».

Oggi Inglese a chi si sente di dire grazie?

«Essenzialmente a tre persone: a Eusebio Di Francesco che ha avuto il coraggio di lanciarmi a Pescara; al ds Luca Nember che mi ha accompagnato nella crescita; e al mister Maran che mi ha dato la chance di giocare in serie A».

Qual è il segreto del Chievo?

«Giochiamo un bel calcio, forse abbiamo meno punti di quelli che meriteremmo. Vogliamo la salvezza, la vogliamo il più in fretta possibile».

Inglese e Vasto.

«Appena posso torno da familiari e amici. Sono molto legato alla mia città».

A fine stagione sarebbe felice se segnasse...

«Sono già felice, ma se ne facessi 5 lo sarei di più».

@roccocoletti1

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