«Io regina della B? Il mio segreto è essere social»

La conduttrice di Sky Sport: «L’entusiasmo dei tifosi aiuta a non sedersi sugli allori. Il Pescara gioca un bel calcio»
di Barbara Cangiano
Cadetta a chi? Con oltre 360mila seguaci su Facebook e Instagram e quasi 34mila follower su Twitter, . Diletta Leotta, classe 1991, catanese doc, è una regina. E non solo della serie B. Dopo una gavetta più che formativa nelle tv locali fino al palcoscenico di Sky Sport, dove conduce, insieme con Luca Marchegiani e Gianluca Di Marzio, il programma sportivo dedicato alla serie B, l’ascesa di questa brillante – e supersexy – ventiquattrenne siciliana è diventata a tutti gli effetti un fenomeno mediatico. Questo anche grazie alla sua presenza assidua e accattivante nel mondo dei social. E negli stadi la sua popolarità sembra aver superato di gran lunga quella delle squadre in campo. L’Arechi di Salerno l’ha celebrata con uno striscione presto diventato virale (“Diletta non ti aBBandoniamo”), quasi quanto quelli del resto d’Italia (“Cholo-Messi, serata perfetta, sti ca..i vogliamo Diletta” e “Che sia play off o diretta l’importante è Diletta” solo per citarne alcuni). Tutto merito del suo appeal? «No – spiega la bionda conduttrice – Ho solo dovuto studiare di più».
Diciamo la verità, con le sue curve non è una che passa inosservata. Questo l’ha aiutata nell’arrivare dove è adesso?
«La bellezza di sicuro aiuta. Mentirei se dicessi il contrario, ma a volte può rivelarsi un’arma a doppio taglio e penalizzarti. Ho dovuto sempre lavorare sodo e impegnarmi più degli altri, fin dai tempi dell’Università (è brillantemente laureata in Giurisprudenza alla Luiss, ndr) per dimostrare che oltre a essere una bella ragazza, ero e sono anche una persona di valore. La bellezza deve essere uno stimolo a fare di più e a rimettersi in discussione, se ci si siede sugli allori è finita».
È diventata la regina di uno sport tendenzialmente maschilista come il calcio. Si aspettava tutto questo successo?
«No e sono felicissima. Ma il merito non è solo mio. Penso che la serie B coinvolga piazze molto “calde”, con tifoserie sempre attive, capaci di abbracciare le loro squadre e anche me che mi sforzo di raccontarle. Quanto al maschilismo, mi sento di dire che Sky ha contribuito a sdoganare questo aspetto del calcio».
Quale pubblico della serie cadetta le è entrato più nel cuore?
«Non saprei. Il calore di Salerno, che è tra le “piazze” più numerose, è incredibile, entrare all’Arechi è un’emozione meravigliosa. Ma anche tifoserie più piccole, come Como, sanno offrire grandi soddisfazioni, anche se purtroppo la squadra è retrocessa con qualche giornata d’anticipo».
Che dice del Livorno?
«Una squadra che si è persa per strada. Poteva dare tantissimo e ci aspettavamo tutti di più, soprattutto perché era partita alla grande. Credevamo fosse la favorita, invece...».
Passiamo al Pescara.
«Sono capaci di fare un gioco divertente. Il merito è di un allenatore come Massimo Oddo e di giocatori in gamba come Gianluca Lapadula e Gianluca Caprari».
E la Spal?
«Contentissima che ritorni in B dopo 23 anni, non vedo l’ora di raccontare le loro emozioni».
Con il Modena, invece, non potrà farlo...
«Mi dispiace che la squadra sia retrocessa, non me l’aspettavo. Ancora adesso mi sembra una cosa incredibile, anche perché l’anno scorso il capocannoniere della B era Pablo Granoche, che è un giocatore del Modena».
Tra gli allenatori che ha intervistato, quali hanno funzionato meglio nel dopo partita?
«Serse Cosmi è straordinario, un uomo di spettacolo a tutti gli effetti (l’allenatore del Trapani ha ispirato a suo tempo una delle imitazioni cult di Maurizio Crozza, ndr). Mi è piaciuto molto anche Ivan Juric, che ha gestito con serietà e determinazione il Crotone senza mai montarsi la testa, perché ha un carattere molto forte».
Play out e play off: che si aspetta? Salerno e Lanciano sono in fibrillazione fino al 1° giugno, in attesa che si sciolga il nodo delle penalizzazioni.
«Spero che la giustizia sportiva faccia velocemente il suo corso in modo da non intralciare nessuna squadra. Quanto al resto, mi aspetto tanto divertimento e spettacolo. Per certi versi, è come se ricominciasse tutto daccapo e questo è un modo per dare la carica alle tifoserie e per renderle più forti. Seguiremo tutti i momenti clou, nello studio di Sky Sport, il 5 e il 9 giugno. Con me ci saranno ovviamente le mie “guide spirituali”, Luca Marchegiani e Gianluca di Marzio».
Sono loro che le hanno insegnato il mestiere?
«Ho amato il calcio fin da piccola. Seguivo il Catania per una televisione locale che si chiamava Antenna Sicilia. Ma quando sono passata a Sky, per crescere, mi sono sempre rivolta a loro, perché la passione da sola non basta se non si studia e non ci si rimbocca le maniche».
Posso chiederle per quale squadra tifa?
«Il Catania è la mia squadra del cuore, perché è la squadra della città dove sono nata. Per me vuol dire radici che non si cancellano».
Neanche ora che è diventata così famosa da rischiare di spodestare Ilaria D’Amico?
«Per carità. Ilaria è una grande professionista. Impossibile fare paragoni. Io seguo la B e sono felice di essere entrata nel cuore di tanta gente. In questo i social mi hanno aiutato tanto».
Perché?
«Servono ad avvicinarti a chi ti guarda, a fornire consigli ai ragazzi che vogliono intraprendere questa carriera e che possono curiosare nel backstage, ma anche ai tifosi, perché l’importante è riuscire ad abbattere le barriere e unire. Nel segno del calcio, ovviamente».
Tra poco celebreremo un’altra “unione” del popolo sportivo: gli Europei. Li guarderà?
«Li seguirò per lavoro. Dal 10 giugno al 10 luglio andrà in onda, sempre su Sky Sport, “Estate mondiale”, un programma dedicato a Europei e Copa America. Sarà un format diverso, poco incline ai tecnicismi, perché vogliamo arrivare a tutti, anche a chi non segue abitualmente lo sport. E ovviamente saremo molto, ma molto social».
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