«Io, Roseto, il derby e l’assaggio Nba»

28 Giugno 2017

Polonara si racconta: «Mia nonna è rosetana, amo questa terra e un giorno vorrei tornare in Abruzzo. Che sballo l’America» 

ROSETO. Il periodo estivo nel mondo della pallacanestro, è dedicato ai camp dove giocatori, allenatori e staff tecnici, mettono la loro esperienza a disposizione dei più giovani, desiderosi di imparare i segreti della palla a spicchi. E proprio in questi giorni tra Roseto e Tortoreto si sta svolgendo l’Aki Camp, curato dal coach del Roseto Sharks Emanuele Di Paolantonio insieme al preparatore fisico Domenico Faragalli, camp promosso da Achille Polonara, 25 anni, ala grande marchigiana ma con origini abruzzesi che proprio da Teramo qualche anno fa, spiccò il volo per una grande carriera. Erano gli anni dei biancorossi in serie A, e Polonara fu bravo a mettersi in luce tra il 2008 ed il 2012, già allora sotto le cure del duo Di Paolantonio-Faragalli, che ne curavano la crescita. Da lì Varese per un biennio, poi Reggio Emilia dove ha raggiunto un paio di finali scudetto, e dal prossimo anno Sassari, squadra ambiziosa che si sta attrezzando per riprovare a prendersi quel tricolore conquistato solo per un canestro a gara-7 nel 2015, proprio contro la squadra dove giocava Achille Polonara.
Polonara, torna in Abruzzo dopo l’ennesima stagione ad alti livelli in serie A.
«Per me è sempre un piacere tornare qui, in questa terra che mi ha formato non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sotto il profilo umano. Non potrò mai dimenticare i 5 campionati a Teramo, stupendi, nei quali mi sono legato ad abruzzesi per me importanti come Di Paolantonio e Faragalli, che sono stati di grande aiuto per la mia carriera».
In realtà, sveliamo un segreto, lei ha anche origini abruzzesi. Vero?
«Sì, la mamma di mio padre è di Roseto, ecco forse perché qui mi sento un po’ come a casa».
Come ha vissuto gli anni dei derby in Serie A tra Roseto e Teramo?
«Ho un ricordo bellissimo. Si viveva per quelle partite giocate davanti ad un pubblico fantastico, erano derby molto sentiti dai tifosi, che metto al livello di quelli di Bologna tra Virtus e Fortitudo».
La sua è una carriera sempre in crescita, in squadre che lottano per lo scudetto. Ed ora ha anche la possibilità di andare a provare nella Nba.
«L’invito dei Milwaukee Bucks per la Summer League di Las Vegas mi riempie di orgoglio, è un sogno che si avvera. Sono molto carico, partirò tra qualche giorno per andare a Milwaukee ad allenarmi per poi volare a Las Vegas: speriamo che l’avventura duri il più a lungo possibile».
Anche perché quando tornerà ce ne sarà un’altra, in terra sarda.
«Sassari mi ha fortemente voluto ed io sono onorato di far parte di questo progetto per i prossimi due anni; si sta allestendo una squadra per provare a vincere, spero di prendermi in Sardegna quello scudetto mi è sfuggito negli ultimi anni».
Tra i tanti impegni, però, non ci sarà la Nazionale.
«Mi dispiace, non esserci, ma non mi arrendo e lavorerò sodo per una nuova convocazione; e poi resto sempre dell’idea che la nazionale debba essere il sogno di ogni bambino. Credo non esista cosa più bella che farne parte, e magari vincere con la maglia azzurra. La nostra Nazionale poi manca l’appuntamento con la vittoria da troppo tempo, per cui faccio loro un grande in bocca al lupo per Eurobasket 2017».
Tornando al basket abruzzese, l’ha stupita il primo anno da capo allenatore di Di Paolantonio con gli Sharks?
«Emanuele e Domenico (Faragalli, ndc), formano un team davvero molto competente ed affiatato, in una parola vincente. Anche se lo sapevo, le prime giornate di campionato dei rosetani mi hanno comunque impressionato, perché un team partito sulla carta per salvarsi, stava invece stabilmente addirittura al primo posto. Poi col susseguirsi delle gare, l’effetto sorpresa è svanito, ma è rimasta la concretezza di una squadra costruita ed allenata molto bene: si vedeva che c’era una grande chimica nel gruppo, cosa che li ha aiutati molto».
Magari tra un po’ se li ritrova in serie A.
«Sarà un incubo, tra inverno ed estate non staccheremo mai! A parte gli scherzi, l’augurio è di arrivare il più avanti possibile: l’esordio è stato ottimo, adesso c’è tutto il tempo per dimostrare il loro vero valore».
Tornando a quelle radici rosetane, ha mai pensato di vestire il biancazzurro?
«Non nego che mi piacerebbe molto, Roseto è una piazza storica dove il basket è molto sentito, ed i tifosi sono bravi a spingerti fino al cielo con la loro passione: tutte cose che adoro, e spero che un giorno avverrà, e ci sarà con me anche qualche ragazzo del mio camp: sarebbe una perfetta quadratura del cerchio».
Marco Rapone
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