Io sono il calcio, tutto Ibra

23 Novembre 2018

Aneddoti e curiosità della carriera: «Alla Juve Capello era il mio incubo»

ROMA. Un giorno l'arbitro italiano Paolo Tagliavento - oggi dirigente della Ternana in serie C - potrà raccontare ai nipotini di essere stato quello che ha rifilato più cartellini gialli (4) e anche uno rosso a uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, Zlatan Ibrahimovic. Il dato è una delle tante curiosità del volume 'Io sono il calcio’ che narra in modo originale e ricco la lunga e ricchissima, e peraltro non ancora conclusa, storia calcistica di uno dei più grandi fuoriclasse di sempre, e dal carattere notoriamente focoso, appunto Zlatan Ibrahimovic.
«Io vengo da un altro pianeta, lo Zlatan Planet, con qualche cosa che nessuno ha mai visto. Sono un ragazzo di quella zona che tutti chiamano ’ghettò. Mi vedevano diverso, non mi facevano sentire benvenuto, ma ho mostrato loro qualcosa di diverso e ora gli altri mi seguono», ha scritto lo svedese.
Pirlo, Gattuso, Mourinho e altri parlano di lui, e Ibra dice la sua su compagni, giocatori e arbitri che ha incontrato. Autore di 483 gol in 846 partite, 48 gol in Champions, 62 nella Nazionale svedese, 33 trofei in carriera, Ibra gioca in America, ma i boatos di mercato lo danno in arrivo al Milan nel 2019. «Io sono il calcio» è edito da Rizzoli ed è una enciclopedia fotografico-storico-contabile del campione che, ovunque abbia giocato, è stato acclamato per le sue prodezze e i suoi gol. Un fuoriclasse dal carattere esuberante e talora difficile da tenere a freno, generoso in campo, e mai domo fino al fischio finale. Ibra è un calciatore forse unico per le sue caratteristiche e qualità atletiche, quasi un acrobata per la capacità di elevazione e di gestione dei palloni aerei, e la sua biografia cartacea è intonata perfettamente al personaggio: un enorme elegante volume con copertina e pagine tutte nere, sulle quali risaltano le foto a colori e i testi scritti in bianco. In quelle pagine a forte contrasto, c'è tutto Ibra in acrobazia che colpisce il pallone al volo, c'è Ibra con la divisa dell'Inter, della Juve, del Milan, del Barcellona, del Manchester e di tutte le altre grandi formazioni in cui ha giocato. C'è la felicità dopo un gol, gli abbracci con i compagni per una vittoria, lo sguardo cattivo nei momenti di tensione. Ci sono poi i ritagli dei giornali, i titoloni che ne raccontano le gesta e i gol, i trofei e le sconfitte. In fondo al libro, la parte enciclopedica, numeri su numeri che raccontano nel dettaglio la carriera di un uomo felice per ciò che ha realizzato nella vita e che è stato ammirato finora dal vivo da oltre 30 milioni di spettatori complessivi. «Questo è il mio viaggio al servizio del calcio» scrive il campione svedese, e sottolinea «oltre a vittorie e trofei, il calcio mi ha dato una vita e una serenità che mai avrei potuto immaginare».
Diverse le curiosità, una riguarda la sua esperienza alla Juve. «Dal primo giorno di allenamento alla Juve ho sentito Capello gridare ’Ibra’. Prendeva i ragazzi delle giovanili e li faceva allenare con me: loro crossavano, io dovevo fare gol. Ogni giorno per 30 minuti. Io volevo solo andare a casa perché ero stanco e non volevo più tirare, nè vedere la porta e i portieri. Sentivo sempre quell’urlo ’Ibra’ e sapevo cosa significasse. Tiravo, tiravo», ha concluso lo svedese.