Italia, tramonto azzurro niente vittorie da un anno

12 Settembre 2018

Nelle ultime dieci partite solo due successi contro l’Albania e l’Arabia Saudita Sette i gol segnati (due su calcio di rigore) e ogni volta con un marcatore diverso

ROMA. Un declino lento, inesorabile, inarrestabile. C'era una volta l'Italia campione del mondo, coi suoi alti e bassi, coi suoi pilastri inossidabili, ma è acqua passata, da techetechetè del pallone. Roberto Mancini raccoglie le macerie di un movimento in crisi, che non crede nei giocatori italiani (le big ne utilizzano dal 19% del Napoli nella rosa al 43% del Milan) ed è costretto a schierarli spesso fuori ruolo con un vorticoso balletto di esperimenti. Ci vorrebbe pazienza, ma il calcio attuale non può averne.
L'Italia non vince una partita ufficiale da un anno (1-0 in Albania lo scorso ottobre), se si eccettua l'amichevole-allenamento con l'Arabia Saudita di maggio (successo per 2-1 degli Azzurri). Nella nuova Nations League ha pareggiato con la Polonia, perso meritatamente col Portogallo senza Cr7 e ora rischia di retrocedere in serie B.
Il mal di gol scolpito nella roccia con l'incapacità di segnare alla Svezia in 180' è un malessere cronico per gli azzurri: nell’ultimo anno, solo 7 reti fatte (due su rigore) e 11 subite.
C'è un altro dato curioso che spiega il disagio in fase offensiva. Questi sette gol hanno sempre avuto marcatori diversi: dopo Candreva, Insigne su rigore contro l’Inghilterra, Balotelli e Belotti con l’Arabia, Bonucci contro la Francia, Zaza con l’Olanda e Jorginho dal dischetto contro la Polonia. In precedenza, erano andati a segno Chiellini contro la Macedonia (1-1) e Immobile contro Israele (1-0). Considerando tutta la stagione precedente e quella appena iniziata, l'Italia ha segnato 9 gol in 13 partite con 9 marcatori differenti.
Inoltre sta collezionando record negativi nel ranking Fifa dove è tornata 21ª, scavalcata dal Perù. Solo in altri due anni l'Italia non ha collezionato vittorie in competizioni ufficiali, nel 1958 e 1959.
Mancini lavora per ricostruire l'Italia e per ripartire, ma la missione che lo attende, dopo le delusioni degli ultimi Lippi e Prandelli e tutta la gestione Ventura, è improba e densa di insidie. Forse il pubblico italiano dovrà malinconicamente abituarsi a osservare le massime rassegne internazionali scegliendosi una squadra per cui tifare.
«Date tempo ai giovani. E fiducia a Mancini, l'uomo giusto per risalire». L'appello a nome dei nuovi azzurri arriva da Federico Bernardeschi, in campo venerdì a Bologna nello stentato pari con la Polonia e lunedì spettatore in panchina del ko in Portogallo. Riuscirà il ct a cambiare davvero questa Italia?
Angelo Caradonna