Italia, è un disastro: ko e addio Mondiale

Gli azzurri prima sciupano e poi cadono contro la Macedonia
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macedonia1
ITALIA (4-3-3): Donnarumma 5,5; Florenzi 6, Mancini G. 6 (44’ st Chiellini sv), Bastoni 6, Emerson 6; Barella 5 (33’ st Tonali 6), Jorginho 6, Verratti 6,5; Berardi 6,5 (44’ st Joao Pedro sv), Immobile 5 (33’ st Pellegrini 5), Insigne 5,5 (19’ st Raspadori 5,5). A disp: Sirigu, Cragno, De Sciglio, Cristante, Pessina, Acerbi, Politano. Allenatore: R. Mancini.
MACEDONIA DEL NORD (4-4-2): Dimitrievski 5,5; S. Ristovski 6, D. Velkovski 6,5 (41’ st Ristevski sv), Musliu 6, Alioski 6; Churlinov 6, Ademi 6 (14’ st Ashkovski sv), Bardi 6,5, Nikolov 6 (14’ st Spirovski 6); M. Ristovski 6 (26’ st Miovski 6), Trajkovski 7. A disp: Naumovski, Siskovski, Todoroski, Da. Babunski, Serafimov, Ethemi, Do. Babunski, Atanasov. Allenatore: Milevski.
Arbitro: Turpin (Francia).
Rete: 47’ st Trajkovski.
Note: spettatori presenti 34.129 per un incasso di 450.000 euro. Ammonito Spirovski. Angoli 16-0.
PALERMO
Mentre le nazioni calcisticamente in salute discutono dell'opportunità di disputare i mondiali ogni biennio, l'Italia campione d'Europa si punisce con 12 anni perlomeno di astinenza, fallendo l'approdo a Qatar 2022 dopo aver mancato Russia 2018. È questo il responso di una serata paradossale e triste, nella quale gli azzurri perdendo 1-0 contro la Macedonia del Nord nella semifinale degli spareggi gli azzurri accentuano la tendenza emersa dopo quell'11 luglio 2021 del trionfo di Wembley: erano stati incapaci poi di battere per due volte la Svizzera, nonostante i famosi due rigori a favore falliti da Jorginho, non erano andati oltre il pari neanche con Bulgaria e Irlanda del Nord. Quella squadra con gioco e carattere magistrali, evidentemente non esisteva più. Come altri commissari tecnici, Mancini ha pagato pegno alla gratitudine nei confronti del suo gruppo: successe anche a Bearzot, che dopo il mondiale vinto nel 1982 venne eliminato dall'europeo successivo. Ieri gli uomini di Mancini sono clamorosamente franati: un'ombra Barella, forse colpevole sul gol avversario Donnarumma, impalpabili Insigne e Immobile: ma a parte Verratti, lucido nelle verticalizzazioni, Berardi, perlomeno vivace, Bastoni attento e sicuro, tutti gli altri hanno giocato sotto ritmo beandosi dell'inutile possesso palla registrato. Dall'altra parte, quella dei macedoni, solo tanta buona volontà: grazie a un lampo di Trajkovski (ex Palermo) che al 92' ha accecato Donnarumma. In avvio il calore e l'entusiasmo dell'accoglienza di Palermo avevano riportato gli azzurri al clima dell'Europeo dell'estate scorsa. Al revival beneaugurante contribuivano anche le scelte di Mancini: per quanto possibile, ovvero difesa a pezzi a parte, il commissario tecnico si affidava alla squadra capace di vincere a sorpresa il titolo continentale: il centrocampo era quello, Barella-Jorginho-Verratti, il tridente offensivo pure, Berardi-Immobile-Insigne. Con Donnarumma dietro a rappresentare la continuità, il pacchetto difensivo vedeva Florenzi ed Emerson esterni, Gianluca Mancini e Bastoni centrali, mentre Chiellini veniva mandato in panchina a preservarsi inutilmente per lo scontro con Cristiano Ronaldo. Al 4-3-3 azzurro il ct macedone Milevski rispondeva con una formazione votata alla copertura degli spazi in un 4-5-1 assai indicativo: d'altra parte con i migliori, ovvero Elmas e Kostadinov, assenti per squalifica, l'obiettivo era palese: sperare che passasse presto la nottata degli assalti azzurri, e puntare su un guizzo estemporaneo o anche su supplementari e rigori per concretizzare il colpaccio. Dalla scontata pressione iniziale azzurra scaturivano per mezz'ora continui corpo a corpo tra giocatori e carambole del pallone, ma neanche un tiro in porta perché i macedoni con grinta e diligenza interrompevano iniziative e linee di passaggio di Verratti e compagni. La gara così si accendeva solo al 31' quando una sventatezza in fase di rinvio del portiere Dimitrievski liberava al tiro nel cuore dell'area Berardi, che però calciava fiacco e consentiva al numero 1 avversario la parata facile. Nella ripresa il canovaccio della gara, tra possesso palla azzurro e difesa a oltranza macedone, non poteva cambiare, e infatti il pubblico si ritrovava a sperare in un'interpretazione a soggetto di qualcuno dei campioni d'Europa. Che non è arrivata.
Quando sembravano scontati i supplementari, ecco la beffa firmata Trajkovski. Martedì Portogallo-Macedonia metterà in palio un posto ai Mondiali che l’Italia e gli italiani guarderanno davanti alla televisione. Nuovamente.
Piercarlo Presutti
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ITALIA (4-3-3): Donnarumma 5,5; Florenzi 6, Mancini G. 6 (44’ st Chiellini sv), Bastoni 6, Emerson 6; Barella 5 (33’ st Tonali 6), Jorginho 6, Verratti 6,5; Berardi 6,5 (44’ st Joao Pedro sv), Immobile 5 (33’ st Pellegrini 5), Insigne 5,5 (19’ st Raspadori 5,5). A disp: Sirigu, Cragno, De Sciglio, Cristante, Pessina, Acerbi, Politano. Allenatore: R. Mancini.
MACEDONIA DEL NORD (4-4-2): Dimitrievski 5,5; S. Ristovski 6, D. Velkovski 6,5 (41’ st Ristevski sv), Musliu 6, Alioski 6; Churlinov 6, Ademi 6 (14’ st Ashkovski sv), Bardi 6,5, Nikolov 6 (14’ st Spirovski 6); M. Ristovski 6 (26’ st Miovski 6), Trajkovski 7. A disp: Naumovski, Siskovski, Todoroski, Da. Babunski, Serafimov, Ethemi, Do. Babunski, Atanasov. Allenatore: Milevski.
Arbitro: Turpin (Francia).
Rete: 47’ st Trajkovski.
Note: spettatori presenti 34.129 per un incasso di 450.000 euro. Ammonito Spirovski. Angoli 16-0.
PALERMO
Mentre le nazioni calcisticamente in salute discutono dell'opportunità di disputare i mondiali ogni biennio, l'Italia campione d'Europa si punisce con 12 anni perlomeno di astinenza, fallendo l'approdo a Qatar 2022 dopo aver mancato Russia 2018. È questo il responso di una serata paradossale e triste, nella quale gli azzurri perdendo 1-0 contro la Macedonia del Nord nella semifinale degli spareggi gli azzurri accentuano la tendenza emersa dopo quell'11 luglio 2021 del trionfo di Wembley: erano stati incapaci poi di battere per due volte la Svizzera, nonostante i famosi due rigori a favore falliti da Jorginho, non erano andati oltre il pari neanche con Bulgaria e Irlanda del Nord. Quella squadra con gioco e carattere magistrali, evidentemente non esisteva più. Come altri commissari tecnici, Mancini ha pagato pegno alla gratitudine nei confronti del suo gruppo: successe anche a Bearzot, che dopo il mondiale vinto nel 1982 venne eliminato dall'europeo successivo. Ieri gli uomini di Mancini sono clamorosamente franati: un'ombra Barella, forse colpevole sul gol avversario Donnarumma, impalpabili Insigne e Immobile: ma a parte Verratti, lucido nelle verticalizzazioni, Berardi, perlomeno vivace, Bastoni attento e sicuro, tutti gli altri hanno giocato sotto ritmo beandosi dell'inutile possesso palla registrato. Dall'altra parte, quella dei macedoni, solo tanta buona volontà: grazie a un lampo di Trajkovski (ex Palermo) che al 92' ha accecato Donnarumma. In avvio il calore e l'entusiasmo dell'accoglienza di Palermo avevano riportato gli azzurri al clima dell'Europeo dell'estate scorsa. Al revival beneaugurante contribuivano anche le scelte di Mancini: per quanto possibile, ovvero difesa a pezzi a parte, il commissario tecnico si affidava alla squadra capace di vincere a sorpresa il titolo continentale: il centrocampo era quello, Barella-Jorginho-Verratti, il tridente offensivo pure, Berardi-Immobile-Insigne. Con Donnarumma dietro a rappresentare la continuità, il pacchetto difensivo vedeva Florenzi ed Emerson esterni, Gianluca Mancini e Bastoni centrali, mentre Chiellini veniva mandato in panchina a preservarsi inutilmente per lo scontro con Cristiano Ronaldo. Al 4-3-3 azzurro il ct macedone Milevski rispondeva con una formazione votata alla copertura degli spazi in un 4-5-1 assai indicativo: d'altra parte con i migliori, ovvero Elmas e Kostadinov, assenti per squalifica, l'obiettivo era palese: sperare che passasse presto la nottata degli assalti azzurri, e puntare su un guizzo estemporaneo o anche su supplementari e rigori per concretizzare il colpaccio. Dalla scontata pressione iniziale azzurra scaturivano per mezz'ora continui corpo a corpo tra giocatori e carambole del pallone, ma neanche un tiro in porta perché i macedoni con grinta e diligenza interrompevano iniziative e linee di passaggio di Verratti e compagni. La gara così si accendeva solo al 31' quando una sventatezza in fase di rinvio del portiere Dimitrievski liberava al tiro nel cuore dell'area Berardi, che però calciava fiacco e consentiva al numero 1 avversario la parata facile. Nella ripresa il canovaccio della gara, tra possesso palla azzurro e difesa a oltranza macedone, non poteva cambiare, e infatti il pubblico si ritrovava a sperare in un'interpretazione a soggetto di qualcuno dei campioni d'Europa. Che non è arrivata.
Quando sembravano scontati i supplementari, ecco la beffa firmata Trajkovski. Martedì Portogallo-Macedonia metterà in palio un posto ai Mondiali che l’Italia e gli italiani guarderanno davanti alla televisione. Nuovamente.
Piercarlo Presutti

