Junior, 70 anni in salsa biancazzurra

28 Giugno 2024

Domani il compleanno del brasiliano: quella salvezza del 1988 come uno scudetto

PESCARA. Tifoso della Fluminense, campione con la maglia del Flamengo, idolo di Torino e Pescara (dal 1987 al 1989 con Galeone). Un talento senza confini, quello di Leo Junior, capace di unire simbolicamente due Paesi così distanti, lasciando il segno non solo con le sue giocate e la sua leadership, ma anche con la sua umiltà. Brasile e Italia che il caso vuole impegnati in campo proprio domani, giorno del 70° compleanno di Junior, rispettivamente contro il Paraguay per la Copa America e contro la Svizzera agli Europei. Un giocatore, Junior detto Capacete per la sua folta capigliatura, in grado di superare i confini anche in campo, visto che riusciva a ricoprire qualsiasi zolla del terreno di gioco con immutata capacità di incidere. Nato come centrocampista, fin dal passaggio alla prima squadra del Flamengo viene impiegato come terzino. Destra o sinistra, attacco o difesa, non ci sono differenze: la grinta e il tocco vellutato (che lo rendono non solo assistman, ma anche specialista di calci piazzati), unite a una visione di gioco fuori dal comune, lo rendono adatto a ogni contesto e un punto di riferimento. Con il Flamengo vince tutto, compresi i primi quattro campionati brasiliani nella storia del club, oltre a una Coppa Libertadores e una Coppa Intercontinentale, quest’ultima battendo 3-0 il Liverpool campione d’Europa, nel 1981. Poi, a 30 anni, la possibilità di misurarsi nel campionato italiano. Ad aggiudicarsi il suo cartellino è il Torino, ma a una condizione: Junior, infatti, pretende di tornare a giocare a centrocampo, come da ragazzino. E nel suo “nuovo” ruolo Junior è padrone del gioco, incidendo anche in fase realizzativa, trascinando i granata al secondo posto finale, alle spalle del Verona, e conquistando il premio di miglior straniero. Capacete passerà altre due stagioni al Torino, prima di accettare la sfida del Pescara, neopromosso, con la quale conquista la prima, storica, salvezza dei biancazzurri in serie A («è stato come vincere lo scudetto«, dichiarerà) nel 1988. Protagonista con le squadre di club, meno fortunato in Nazionale: farà parte, infatti, delle spedizioni non felici ai Mondiali dell’82 e dell’86. In particolare, in Spagna è proprio lui a tenere in gioco Paolo Rossi nella disfatta verdeoro al Sarriá per 3-2 contro quell’Italia che poi salirà sul tetto del mondo. Ancora una volta, il Tricolore nel destino di Leo Junior, campione senza confini. (r.s.)
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