Juve, la sentenza dei tifosi «La colpa è solo di Agnelli»

Di fronte allo stadio striscioni dei Viking (ultrà della curva) contro il presidente Appello a Elkann affinché cambi la dirigenza bianconera e fiducia ad Allegri
TORINO . I tifosi attaccano Andrea Agnelli, la squadra con la bocca cucita dopo il ko in Israele. Ritiro in casa Juve e silenzio, anche quello che arriva dal sito internet del club che ieri ha aggiornato con due scarni comunicati la situazione al JTC Continassa. La squadra ha iniziato a preparare il derby di domani, quando alle 18 scenderà in campo allo stadio Olimpico Grande Torino e non avrà Angel Di Maria infortunatosi nel primo tempo della gara di Champions League contro il Maccabi Haifa: «Lesione di basso grado del bicipite femorale della coscia destra», si legge nella nota del club. Saranno necessari circa 20 giorni per il suo completo recupero. Mondiale salvo per l’argentino che ha giocato appena 333 minuti in questa stagione su un totale di 13 gare tra campionato e Champions League. Potrebbe rientrare per la sfida contro l’Inter.
Ma a fare rumore in casa bianconera sono gli striscioni comparsi nella notte tra mercoledì e giovedì a Torino. Sì, perché monta sempre più il malcontento della tifoseria per i risultati deludenti sin qui messi insieme e per il gioco espresso e uno dei gruppi organizzati della curva, i Viking, ha esposto due striscioni all’esterno dell’Allianz Stadium. Ad essere attaccato, però, non è il tecnico accusato da molti come principale artefice del flop bianconero, bensì il presidente Andrea Agnelli: «Agnelli vattene» e «Mister Allegri non dimetterti mai! Chi rema contro... non è degno di questa maglia», i due lenzuoli esposti fuori dallo stadio.
Nel pomeriggio, poi, la rivendicazione del gruppo organizzato su Instagram: «Mister Allegri non dimetterti mai!!! Chi rema contro ...non è degno di indossare la maglia ...!. Fino a quando decideva il colore delle tende degli uffici amministrativi o lo spessore della carta igienica nei bagni degli spogliatoi della prima squadra tutto filava liscio: scudetti, coppe nazionali, finali di Champions. Poi», si legge sempre sull’account social dei tifosi, «ha deciso di fare veramente il Presidente: via Marotta; via Paratici; via Allegri; via Sarri; via Pirlo; via le strisce sulla maglia; via il logo; via gli ultra dallo stadio. 700 milioni di ricapitalizzazione in 3 anni per avere una squadra piena zeppa di mediocri, un ds preso dalla serie C, un amministratore delegato che di calcio sa solo che la palla è sferica, uno stadio trasformato in un cinema all’aperto. Lapo&John Elkann è l’ora delle decisioni irrevocabili».
Inter, dubbio Lukaku. Dopo il pareggio per 3-3 contro il Barcellona che ha avvicinato i nerazzurri alla qualificazione agli ottavi di Champions (basterà un successo con il Viktoria Plzen per qualificarsi), si pensa al campionato. Rientrati nella notte dalla Spagna, i nerazzurri sono tornati in campo ad Appiano Gentile per un allenamento defaticante verso la sfida contro la Salernitana di domenica (ore 12,30) a San Siro. Gara per cui resta ancora in dubbio Romelu Lukaku, out dalla fine di agosto per un infortunio muscolare, mentre Correa, infortunatosi la scorsa settimana, partirà dalla panchina.
Angelo Caradonna

