Kostner, quattro ore per fugare i dubbi

27 Settembre 2014

La pattinatrice: «Non ho coperto il mio fidanzato Schwazer»

ROMA. Settanta domande e altrettante risposte. Nelle quattro ore trascorse nella Procura Antidoping del Coni (soltanto una pausa per mangiare un panino e andare in bagno), Carolina Kostner ha cercato di fugare qualsiasi dubbio: lei non sapeva che il proprio ex fidanzato e marciatore azzurro Alex Schwazer, fermato alla vigilia dei Giochi di Londra 2012 (e poi squalificato fino a gennaio 2016), faceva uso di Epo. Una verità da raccontare, dopo aver fallito la prima convocazione per «motivi lavorativi» (uno show sul ghiaccio all'Arena di Verona), direttamente al procuratore Tammaro Maiello e al suo vice Mario Vigna, evitando di incrociare i giornalisti che l'attendevano allo stadio Olimpico di Roma, sede degli uffici dell'antidoping. Ci è riuscita al mattino, entrando da un'entrata secondaria. Ci ha provato nel pomeriggio, quando, intorno alle 16.55, tailleur scuro e capelli sciolti, ha ripercorso il tragitto all'inverso. Stavolta dinanzi ai fotografi. Provata dall'audizione fiume e visibilmente tesa, con accanto la manager Giulia Mancini, la pattinatrice si è infilata direttamente nell'auto di uno dei legali, Giovanni Fontana e Massimiliano Di Girolamo. A spiegare la linea scelta per difendersi dall'accusa di «complicità» e «omessa denuncia» è stato Fontana, tornato poi all'Olimpico assieme all'agente: «Carolina ha chiarito i dubbi, penso che anche la procura sia rimasta soddisfatta. Lei non sapeva, è assolutamente in buona fede. Non ha nulla a che fare con il doping. Ci aspettiamo una valutazione serena dalla Procura anche se c'è una caccia alle streghe».