L’Abruzzo dal Papa per la festa del Csi

8 Giugno 2014

Sono partiti in tremila per incontrare Bergoglio in occasione dei 70 anni di fondazione del Centro sportivo italiano

ROMA. C'era una bella gioventù ieri a Roma. In piazza san Pietro, 70 forse 80mila giovani atleti, con i loro allenatori, dirigenti e famiglie. Venuti da ogni parte d'Italia a festeggiare con il Papa i 70 anni di fondazione del Centro sportivo italiano (Csi). C’erano anche circa 3.000 abruzzesi tra atleti, familiari e dirigenti. Testimonial per l’Abruzzo la ginnasta Fabrizia D’Ottavio, presente ieri in piazza San Pieto, e il portiere dell’AcquaeSapone calcio a 5 Stefano Mammarella. Il Comitato Regionale del CSI ed i Comitati Territoriali, coordinati dal presidente regionale Angelo De Marcellis, hanno guidato la visita delle società abruzzesi per quello che è stato un momento di grande partecipazione e gioia, condiviso con il Pontefice. Numerosi i pullman partiti da Lanciano, Atessa, Chieti, Martinsicuro, Mosciano, Montorio, Nereto, Val Vibrata, Teramo e che hanno condotto gli sportivi in Vaticano. «Uno spot eccezionale per il mondo dello sport», ha commentato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, entusiasta anche per le parole di Bergoglio. È stata una festa di gioco e sudore, di partite di volley e basket, corsa e karate, di ginnastica ritmica e artistica e di molto altro nel gigantesco villaggio sportivo allestito all'alba nei dintorni del Vaticano, cosa mai accaduta prima. Il Papa, accolto al grido di “capitano”, ha praticato una iniezione di grinta a questo popolo: «Non vi accontentate di un pareggio, vi sprono a non chiudervi in difesa, ma a venire in attacco, a giocare insieme la nostra partita, che è quella del Vangelo». Ieri i ragazzi, tutti con la maglietta del proprio club, hanno giocato per ore, incuranti del sole cocente, sciamando per il villaggio, inseguiti da allenatori e genitori per farli bere e bagnar loro la testa, dando fondo a tutte le energie. «È importante che lo sport rimanga un gioco» ha detto Francesco. «Se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito. Vi invito non solo a giocare, ma a mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura con coraggio ed entusiasmo. Non accontentatevi di un pareggio mediocre, date il meglio di voi stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre». Parole importanti che hanno fatto eco al saluto del presidente del Csi Massimo Achini, che ha presentato al Papa un mondo ignoto ai più, che il Csi organizza da decenni e coltiva con cura, perché è lo sport delle famiglie, dello stare insieme senza troppe ansie, con pochi soldi e scarsi impianti, ma con una grande passione. Sport da oratori e campetti parrocchiali, dove ci si diverte con poco. E si aiutano gli amici disabili, accuditi con cura e con amore, perchè nessuno sia mai escluso. Ieri era la festa di questo mondo e infatti è stata assai discreta la presenza di campioni, che pure c'erano, come gli allenatori Giovanni Trapattoni, vera star, amatissimo da questo pubblico, e Emiliano Mondonico. L'olimpionico di canoa Antonio Rossi e il gigante del basket Dino Meneghin.