L’Abruzzo farà il tifo per Di Liberatore, il top tra gli assistenti

Da Notaresco a Mosca: il collaboratore dell’arbitro Rocchi all’apice della carriera partita nella sezione Aia di Teramo
Non c’è l’Italia a Russia 2018, ma l’Abruzzo tiferà per Elenito Di Liberatore, l’insegnante di musica con la passione per la bandierina. Sarà il primo tesserato Aia abruzzese a partecipare alla fase finale di un Mondiale di calcio. Sarà uno degli assistenti - l’altro è Mauro Tonolini - dell’arbitro Gianluca Rocchi di Firenze. E in Russia chiuderà un cerchio iniziato nel 1990 quando in Italia c’era la febbre mondiale e il giovane Elenito cominciò una carriera che l’ha portato a diventare prima arbitro in serie C e poi - dopo la trasformazione del 2000 - uno dei migliori assistenti internazionali. A 45 anni è al top della carriera, già impreziosita dalle partecipazioni alle Olimpiadi, agli Europei e alla Confederations Cup. Ha fatto tutto, gli mancava il Mondiale e la designazione è arrivata puntuale visto l’alto rendimento offerto negli ultimi anni e il buon feeling esistente con Massimo Busacca, il capo degli arbitri Fifa. E’ in Russia da una decina di giorni e aspetta impaziente la prima designazione. La terna italiana è considerata tra le più affidabili in assoluto; difficilmente, però, potrà ambire a dirigere la finalissima dal momento che in Brasile l’ultimo atto fu arbitrata da Nicola Rizzoli ed è improbabile che la Fifa dia due finali di fila ai rappresentanti della stessa nazione. Poco male per Elenito Di Liberatore che comunque spera di restare in Russia il più a lungo possibile. Sarà l’ultimo grande appuntamento di una carriera che potrebbe chiudersi l’anno prossimo. Una carriera pregna di soddisfazioni. Basti pensare che il suo nome non è (quasi) mai stato coinvolto nelle polemiche per gli errori arbitrali. La capacità di concentrazione e la disciplina ferrea sono due tratti distintivi della scheda tecnica di questo assistente arbitrale partito da Notaresco, in provincia di Teramo. Negli anni ha girato tanto. Pressoché infallibile nelle “chiamate” del fuorigioco. E ben visto nell’ambiente per l’estrema umiltà con cui approccia le gare. Metodico al limite dell’estrema ripetitività. Scaramantico quel che basta, scrupoloso nell’allestimento del borsone («ha un che di romantico», ha detto al Centro prima di partire) per la partita e severo nell’alimentazione e nella preparazione fisica. Nel settembre del 2014 il grande spavento: la diagnosi di un tumore al testicolo, l’operazione e una battaglia vinta con grande determinazione, tanto che è tornato in campo dopo qualche mese. Un ricordo che lo guida ancora oggi che è un modello per il mondo arbitrale e l’orgoglio della sezione Aia di Teramo dove è cresciuto. (r.c.)
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