L’Aquila e Teramo, partenza a handicap

Tra i rossoblù fa discutere il silenzio di Pagliari finito già sotto tiro. Biancorossi ancora a secco di punti dopo due turni
Perché non parli? La domanda di Michelangelo di fronte al suo Mosè può ben valere per l’allenatore dell’Aquila Giovanni Pagliari. Che se non parla è perché sa bene che, altrimenti, farebbe più danni di quanti ne abbia fatti chi ha parlato (male) di lui, forse troppo presto, turbando l’armonia dell’ambiente rossoblù. E se all’Aquila l’argomento del giorno, già alla seconda giornata di campionato, è il silenzio stampa dell’allenatore, a Teramo è la fragilità di una difesa che si fa infilare troppo facilmente condannando i biancorossi al secondo stop di fila. Un avvio choc, al quale nessuno aveva neppure lontanamente pensato.
C’è un «martello» virtuale, nell’ambiente aquilano, che si è messo a picchiettare sulla testa dell’allenatore quando i calciatori rossoblù erano ancora sotto la doccia della sfida inaugurale contro il Gubbio. E siccome Pagliari non è nato ieri, né può essere tacciato di essere permaloso, ha deciso di tapparsi bocca e orecchie e lavorare. Nonostante i tiri... mancini. I risultati, per ora, ma pure alcuni episodi, non lo stanno aiutando.
A Teramo Vivarini parla eccome. Ha gridato a voce alta che no, quegli errori difensivi che stanno segnando l’avvio stagionale lui non vuole vederli più. Meno male che il campionato-spezzatino offre subito la chance per rifarsi. (e.n.)
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