L’Aquila, il nome nuovo è l’ex presidente Iannini
Cordate formate e dissolte nel giro di poche ore, società in cerca di nuovi assetti Lo sponsor potrebbe passare all’incasso e formalizzare l’ingresso come socio
L’AQUILA. Il nome nuovo è Iannini. Sul red carpet del Fattori – dove ogni settimana c’è una passerella di potenziali acquirenti, o presunti tali, della società aquilana – sabato sera è rimasto il solo Eliseo Iannini. A parte una fugace apparizione dell’amministratore delegato Angelo Antonio Ranucci, infatti, gli azionisti di maggioranza (presidente e vicepresidente) hanno disertato la sala stampa dopo il pareggio contro la capolista Spal, che ha allungato la serie positiva dei rossoblù in casa senza dare all’Aquila la spinta necessaria per risalire qualche posizione di classifica dopo la penalizzazione di 13 punti. Il ruolo di Iannini, essendosi liquefatte le cordate – che all’Aquila si formano e si rompono nel breve volgere di pochi giorni – torna a essere di primo piano. L’imprenditore aquilano – attualmente top sponsor del sodalizio neroverde con il marchio Costruzioni Iannini che appare sulla schiena dei calciatori – potrebbe tornare a impegnarsi in prima persona come dirigente. Tutto dipenderà da una possibile revisione dell’assetto societario, in vista di una sorta di rendiconto gestionale di tutti i soci e sostenitori del sodalizio rossoblù. Chi sono? Quanto hanno dato finora? Cosa intendono dare? È qui che l’ex presidente dell’Aquila, che ha sempre respinto le accuse di chi lo ha indicato come responsabile di uno dei fallimenti del sodalizio rossoblù, potrebbe chiedere di dire la sua dall’interno. E questo non solo in vista della stagione attuale, in cui la squadra è chiamata a centrare l’obiettivo della salvezza, ma soprattutto in vista della continuità per il futuro. Un discorso in divenire, che al momento vede l’imprenditore aquilano come il più vicino a entrare nel pacchetto societario.
Sul fronte della squadra, scommette sulla salvezza il difensore Emanuele Pesoli giunto in prestito dal Pescara: «Sono arrivato qui dopo qualche periodo di inattività e neanche io mi aspettavo di stare così bene», dice. «Ho trovato un gruppo che mi ha fatto inserire subito e il mister che mi ha dato piena fiducia e carta bianca per parlare il più possibile e in modo costruttivo lì dietro, in modo che il reparto diventasse un po’ più solido. I numeri ci danno ragione: prendiamo meno gol. Il reparto sta funzionando, ma va detto che se la difesa funziona vuol dire che fanno filtro i centrocampisti e si sacrificano gli attaccanti».
Pesoli vede rosa. «Noi ci salviamo sicuramente», prosegue, «altrimenti sarebbe un suicidio per gli effettivi che compongono la nostra rosa di calciatori. La partita pareggiata contro la Spal ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca perché, di solito, in 11 contro 10 si riesce a tenere il pallino del gioco e portare a casa i tre punti. Ma abbiamo trovato una squadra che non ha fatto vedere che aveva un uomo in meno, essendo i nostri avversari un gruppo equilibrato, esperto, con tanti palleggiatori che hanno rallentato il gioco. Qualche occasione l’abbiamo avuta su tiri da fuori. La nostra è una squadra con buona qualità e fatta di bravi ragazzi, penso che dobbiamo rimboccarci le maniche e spingere sull’acceleratore prendendo ogni partita come fosse una finale. È vero: agonisticamente dobbiamo dare qualcosa in più. La penalizzazione sarà dimezzata? Non guardiamo dentro le aule di tribunale, questo aspetto lo curano gli avvocati che difendono L’Aquila. Pensiamo solo al campo: ogni partita è una finale da giocare alla morte già da sabato a Savona».
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