L’Aquila meno 13, ma spera ancora

Sventata la stangata richiesta dalla Procura federale (-31) e in appello (entro 45 giorni) può arrivare uno sconto
L’Aquila può tirare un bel sospiro di sollievo. Non solo perché il Tribunale federale nazionale ha accolto solo in parte la richiesta di penalizzazione (31 punti) avanzata dalla Procura federale. La sentenza, infatti, lascia aperti degli spiragli per una riduzione dei 13 punti di penalizzazione (oltre a 150mila euro di ammenda) inflitti per il processo Dirty Soccer 2. La sanzione retrocede la squadra di Perrone a quota 14 punti in classifica nel girone B di Lega Pro, al terz’ultimo posto; due punti in più della Lupa Roma e quattro in meno del Rimini. Insomma, in piena zona play out. E, quindi, non compromette la stagione, lasciando margini per conservare il campionato professionistico.
L’Aquila è stata punita per responsabilità oggettiva perché Ercole Di Nicola, ex responsabile dell’area tecnica rossoblù, è stato ritenuto colpevole di illecito sportivo. Al 38enne dirigente di Morro d’Oro vengono imputate diverse combine. E L’Aquila paga – tre punti a partita – per le quattro gare (vinte) in cui è direttamente interessata (Santarcangelo-L’Aquila, L’Aquila-Savona, L’Aquila-Tuttocuoio e L’Aquila-Santarcangelo) e per altre tre (Grosseto-Santarcangelo, Cremonese-Pro Patria e Barletta-Catanzaro) in cui ci sarebbe di mezzo sempre Ercole Di Nicola.
Tre punti per le gare dei rossoblù e uno per ognuna delle altre tre: in totale fanno 15 punti. Ma il tribunale federale nazionale, in base all’articolo 19 del codice di giustizia sportiva, ha deciso di fare uno sconto, riducendo la penalizzazione a 13 punti.
Perché sperare. Esistono dei margini per un altro “sconto”. Il tribunale federale nazionale ha condannato L’Aquila per tutte le partite di cui era accusata e non ha tenuto conto del fatto che nel febbraio del 2015 il rapporto di lavoro tra il club e Di Nicola era formalmente interrotto. Durante il processo estivo Dirty Soccer (quello che è costato la serie B al Teramo) ha avuto lo stesso metro di giudizio che poi, invece, è stato ribaltato dalla corte di appello federale. Che ha deciso di punire L’Aquila con un punto di penalizzazione solo per la partita (Pisa-Torres di coppa Italia) antecedente alla rescissione del contratto. E non per Savona-Teramo del 2 maggio scorso, il cui illecito si sarebbe verificato quando Di Nicola non era più legato alla società. Se il collegio presieduto da Gerardo Mastrandrea manterrà lo stesso metro di giudizio L’Aquila schiverebbe alcuni illeciti: ne rimarrebbero in piedi un paio per sei punti di penalizzazione. Gli avvocati Flavia Tortorella e Marco De Paulis proporranno appello (entro sette giorni a partire da oggi) puntando proprio su questo aspetto. Il giudizio di secondo grado dovrebbe svolgersi entro un mese e mezzo.
Resta il fatto che il Tribunale federale nazionale ha ridimensionato la consistenza delle richieste della Procura federale, guidata da Stefano Palazzi, prossimo a lasciare l’incarico. L’errore di copia-incolla nella richiesta delle condanne la dice lunga sulla confusione che regna nella Procura federale.
L’impianto accusatorio, però, ha retto. Ercole Di Nicola ha rimediato altri cinque anni disqualifica e 100mila euro di ammenda. L’ex dirigente dell’Aquila, già condannato l’estate scorsa, è da considerare radiato dal mondo del calcio dopo che nei due processi sportivi – figli dell’inchiesta Dirty Soccer della procura antimafia di Catanzaro ancora in corso – è stato ritenuro una figura centrale nell’attività di alterazione dei risultati delle partite.
Squalificato anche il direttore sportivo pescarese Armando Ortoli, all’epoca dei fatti alle dipendenze del Catanzaro (Lega Pro girone C). Ma anche lui tira un sospiro di sollievo visto lo stop è di sei mesi. Tre anni, invece, all’ex difensore dell’Aquila e del Giulianova Mirko Garaffoni; due mesi all’ex centrocampista della Rosetana, Giuseppe Sampiono, ora procuratore; quattro anni e due mesi a Vicenzo Nucifora, ex direttore sportivo del Pescara e del Chieti; tre anni e sei mesi a Luigi Condò, ex centropcampista del Pescara, del Teramo e dell’Aquila, all’epoca dei fatti ds del Barletta; sei mesi all’ex centravanti del Giulianova e del Chieti Gianni Califano; tre anni più tre anni per Salvatore Astarita, ex difensore del Giulianova.
@roccocoletti1
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