L’Aquila rialza la testa, l’Avezzano non si piega

Il derby del Dei Marsi finisce in parità davanti a 500 spettatori
AVEZZANO. Il derby, quella partita speciale che da sempre fa parte della storia calcistica di Avezzano e L’Aquila, finisce in parità, con somma gioia del Chieti che ringrazia e incomincia a programmare i festeggiamenti. Allo stadio dei Marsi tornano i tifosi, ma stavolta non si gioca per la testa della classifica che ormai appartiene saldamente ai teatini. Comunque il derby tra biancoverdi e rossoblù conserva sempre un fascino particolare, anche se in palio c’è soltanto il secondo posto, piazzamento comunque non disprezzabile in vista di un ipotetico ripescaggio.
Dopo l’inattesa sconfitta casalinga di mercoledì scorso, in casa rossoblù l’umore non è certo dei migliori, tanto che Damiano Zanon, uno che ha fatto anche la serie A, ha deciso di abbandonare il gruppo dopo la contestazione di alcuni tifosi al termine del match infrasettimanale. Qualche altra defezione (Di Paolo, ndc) è stata giustificata da Bolzan con molta diplomazia, al punto che la distinta ospite contempla solo 19 nominativi.
Torti vuole vincere e in partenza propone Pendenza e Blanco nel reparto avanzato, con Spinola a supporto. Dall’altra parte, Bolzan schiera Catalli play basso, con Di Federico e Micciché in veste di “guastatori”. Al 9’ arriva la prima sorpresa, perché Blanco deve arrendersi a un infortunio, ma a sorpresa non entra una punta, bensì Vincenzi, elemento più portato alla manovra nella zona centrale. Al 13’ L’Aquila va vicinissima al gol con Di Federico, che su cross di Moscianese colpisce a botta sicura, ma Di Girolamo compie un autentico miracolo deviando col piede il pallone.
L’Avezzano accusa qualche scompenso e al 20’ L’Aquila passa in vantaggio con una imbucata centrale di Pellecchia per Micciché, che approfitta di un liscio di Di Gianfelice e insacca alle spalle dell’incolpevole Di Girolamo. La reazione dei biancoverdi è immediata, ma 2’ dopo Pendenza non trova di meglio che sparacchiare su Dalmasso in uscita bassa. Ancora un giro di lancette e Spinola prova il jolly da metà campo con Dalmasso fuori porta, ma manca la forza necessaria. Al 36’ Fonti viene murato al momento del tiro e manca anche lui l’occasione buona. Il tutto mentre Pendenza continua a rimediare fuorigioco in continuità (alla fine saranno ben 11 per lui e 4 per i compagni).
Nella ripresa Torti corre ai ripari e getta subito nella mischia il giovane Braghini, che impiega 80 secondi per ripagare la fiducia del suo tecnico. L’azione parte da un’iniziativa di Spinola (ieri troppo individualista) che entra in area e va al tiro; un difensore devia la traiettoria dove c’è Braghini che si coordina alla perfezione, e con una mezza girata di sinistro manda la sfera sotto l’incrocio più lontano. Una volta raggiunto il pareggio, sul derby cala una specie di torpore, e tutte le iniziative successive vengono interrotte ai limiti delle aree di rigore dalle rispettive difese. Torti prova a vincere togliendo Vincenzi per Hyka, ma il giovanotto deve fare i conti con Ricci e Venneri che ne soffocano sul nascere le iniziative. La gara si trascina abbastanza stancamente fino al 41’, quando i rossoblù hanno a portata di mano l’occasione per tornare nuovamente in vantaggio, ma, su assist di Kras, Maisto colpisce soltanto l’incrocio dei pali con Di Girolamo impossibilitato a intervenire. Senza storia anche i 4’ di recupero, concessi da un direttore di gara che, nella valutazione di falli simili, spesso ha usato diversi metri di giudizio.
Plinio Olivotto
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