L’Aquila, tre punti contro tutto e tutti

2 Ottobre 2017

L’allenatore indossa la maglia neroverde per solidarietà col rugby, la squadra le suona all’Agnonese. La società latita

L’AQUILA. C’è un allenatore di calcio che indossa la maglia neroverde del rugby. Non una maglia qualsiasi. È quella che ha il numero 1 all’altezza del cuore e la scritta Ciccio (Lorenzo Sebastiani, ndr). C’è una squadra che ha preso, per il rotto della cuffia, il primo stipendio. Coi soldi degli abbonamenti, e la solita colletta. E che in campo fa il suo dovere. Batte l’Agnonese, che stavolta le campane non le suona, ma le sente suonare. C’è un ambiente stanco, sfibrato dall’ennesima telenovela di cui stanno scorrendo, ormai, i titoli di coda.
Manca tutto il resto, a partire dalla società – vecchia e nuova – che possa far continuare il calcio all’Aquila. Ora che anche la politica si è defilata (nonostante l’attuale maggioranza che governa il Comune abbia senza dubbio più appeal dell’altra sul popolo rossoblù, specie in alcuni ambienti della tifoseria), sullo sfondo restano soltanto Battistini e i suoi. E allora, la vittoria è davvero tutta loro. Dice bene, a gara finita, Niccolò Pupeschi: «Il mio gol, la nostra vittoria, sono per noi». Aperta parentesi. La squadra manda avanti, a parlare a nome di tutti, uno di quelli che non hanno abbandonato la barca dopo la sciagurata scorsa stagione. E che hanno denunciato alla Procura federale un tentativo, stavolta fallito per l’onestà di alcuni calciatori, di truccare la partita con l’Albalonga dell’anno scorso. Chiusa parentesi. A questo quadro manca, insomma, la giusta cornice. Grande assente il presidente Corrado Chiodi. Assenti anche i nuovi acquirenti. Tutti alla finestra in attesa degli eventi. Il bilancio, l’assemblea dei soci, il 15 ottobre, il 30 ottobre....
Il patron che lancia messaggi del tipo: «Io ho fatto il possibile, ora tocca ad altri» ormai non lo segue più nessuno. Nessuno risponde neppure all’asserita «mancanza di liquidità» che impedirebbe una forte iniezione di denaro nelle casse societarie. Alla fine si conteranno 452 paganti compresi gli abbonati, definitivi, che sono 118, numero che dipinge molto bene la situazione in casa rossoblù. E se per ottobre pare che si sia trovato il canale per assicurare altri 30mila euro lordi per tirare a campare un’altra mesata, per novembre ci si sta muovendo ma chissà...
In un contesto del genere il fatto sportivo non rischia di passare in secondo piano. L’unica certezza, infatti, è questo manipolo di calciatori che vanno dietro al tecnico e cercano di tapparsi occhi, orecchie e bocca e di far parlare il campo. Che premia i loro sforzi, meno di quanto il loro impegno meriterebbe. Contro l’Agnonese L’Aquila recita quasi un monologo, sprecando svariate occasioni. Padovani due volte nel primo tempo, e Sieno, non trovano il bersaglio. Nella ripresa ci prova Valenti, ma non inquadra lo specchio della porta. Al 14’ ci pensa Boldrini a procurarsi (e a trasformare) il rigore che sblocca la gara. Dieci minuti dopo, il raddoppio di Pupeschi sembra mettere al sicuro il punteggio. Nel finale un gol di Santoro tiene in bilico il punteggio, ma non basta agli ospiti che escono a testa china. Alta, invece, quella dei rossoblù. Loro ci sono. Gli altri no.
©RIPRODUZIONE RISERVATA+