L’Arzignano in C, Di Donato firma l’impresa

1 Maggio 2019

Il tecnico di Roseto promosso con i veneti. «Pillon il mio maestro. Mi mancano il mare e gli arrosticini»

PESCARA. C’è la firma di un abruzzese nella storica promozione in serie C dell’Arzignano Valchiampo. È Daniele Di Donato, 42 anni, di Roseto, una lunga carriera da giocatore in B con Palermo, Siena, Arezzo, Ascoli e Cittadella. Dopo aver mosso i primi passi da allenatore negli Allievi nazionali e nella Berretti del Modena, e dopo la breve esperienza dello scorso anno in D con la Jesina, Di Donato ha realizzato un capolavoro sportivo ad Arzignano, comune di 25mila abitanti della provincia di Vicenza, vincendo il girone C di serie D con una gara d’anticipo. «È un sogno», racconta Di Donato, «per la prima volta nella storia l’Arzignano è promosso in serie C. Il segreto è aver trovato una società seria, formata da imprenditori del posto che hanno grandi ambizioni, e un gruppo coeso. Nel girone d’andata abbiamo fatto fatica, poi nella seconda parte abbiamo vinto quasi sempre, pareggiando solo due volte e perdendo solo una partita». Tra i protagonisti della cavalcata c’è anche l’esterno Niccolò Valenti, ex L’Aquila, che ha segnato 11 gol. «Un giocatore di categoria superiore», ammette Di Donato, «così come la punta Odogwu, che è devastante, e il centrocampista Maldonado, che ricorda molto l’ex pescarese Torreira».
Ecco l’assist per parlare del Pescara, al quale l’allenatore rosetano è legato da un doppio filo. «Seguo con interesse le vicende dei biancazzurri sia perché sono abruzzese sia perché c’è Pillon. Ho avuto tanti allenatori dai quali ho imparato piccoli segreti. Parlo di Conte, Guidolin, Castori e dello stesso Bepi che mi ha allenato ad Ascoli in B. Lo ricordo come un tecnico meticoloso e puntiglioso. Quell’anno, era la stagione 2009-2010, Pillon subentrò a fine novembre. Eravamo quasi spacciati a retrocedere, poi con lui facemmo una rimonta pazzesca e sfiorammo i play off. Pillon è stato uno dei miei maestri e mi auguro che il Pescara vada in serie A». Sulle idee di gioco, Di Donato segue il modello Sarri. «Mi piace molto come allenatore. Prediligo il 4-3-3, ma mi adeguo alle caratteristiche dei giocatori». Dal mare di Roseto ad Arzignano. Nostalgia dell’Abruzzo? «Tanta», risponde l’ex Ascoli. «Mi mancano il mare e gli arrosticini. Ogni estate torno a casa per godermi il mare. L’altra sera in piazza ad Arzignano c’era lo Street food. Quando ho visto il furgone che vendeva gli arrosticini, mi sono fiondato. Mangiarli a casa, però, ha tutto un altro sapore». A 13 anni Di Donato ha lasciato l’Abruzzo. «Sono uno “zingaro” del calcio. Ho iniziato nel settore giovanile del Giulianova, poi a 13 anni mi sono trasferito a Torino. Ho girato tanto, ma lo faccio volentieri perché il calcio è la mia malattia. Il futuro? Resto all’Arzignano». Per scrivere un’altra pagina di storia.
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