L’ex Pagliari: «Dal mio esonero il tracollo»

Il tecnico ripercorre la sua esperienza in rossoblù: «I dirigenti hanno sbagliato, potevo aprire un ciclo»
L’ex allenatore dell’Aquila Giovanni Pagliari, in attesa di una chiamata per tornare nella mischia, ha assistito giovedì scorso all’amichevole Maceratese-Pescara. «Alla mia età», afferma Pagliari, «non mi va di accettare qualsiasi tipo di progetto. Se c’è qualcosa di serio sono pronto, altrimenti continuo ad aspettare l’offerta giusta».
L’esonero della passata stagione gli brucia ancora. Dopo 6 gare (5 pareggi e 1 sconfitta) la società ha deciso di affidare la panchina a Zavettieri, ma alla fine il rendimento dei rossoblù è stato molto deludente. «Voglio ribadire che all’Aquila abbiamo fatto la storia con la promozione in Lega Pro e la partecipazione ai play off per la B. Contro il Pisa siamo stati sfortunati, avremmo meritato di sfidare il Frosinone in semifinale». L’anno scorso, quando gli obiettivi della dirigenza erano diventati ancora più ambiziosi, il 54enne tecnico di Tolentino si è visto togliere il giocattolo dalle mani. «Eravamo partiti col piede giusto in Coppa riuscendo a battere fuori casa il Bologna. Al contrario, nelle prime gare di campionato abbiamo incontrato qualche difficoltà, ma nelle 5 partite pareggiate almeno in due circostanze avremmo meritato la vittoria. Poi qualcosa si è rotto e la società ha scelto di cambiare». Una strategia che non ha prodotto i risultati sperati. «Forse l’indirizzo era quello di dare un segnale di discontinuità al progetto di Gizzi che pochi mesi prima era finito ai domiciliari». Col passare del tempo molti hanno capito che la decisione era stata precipitosa. «Si sono accorti del contributo che avrei potuto dare sia a livello tattico che gestionale. Una lettura sbagliata da parte dei dirigenti che ha impedito all’Aquila di aprire un ciclo. Nel calcio difficilmente si ha la possibilità di farlo, ma con il sottoscritto c’erano tutti i presupposti. Purtroppo non è andata così. La squadra con Zavettieri ha avuto buoni risultati all’inizio grazie all’organizzazione che avevo impostato io. Da gennaio in poi un tracollo totale. La dirigenza ha sottovalutato un aspetto: il feeling che avevo con la piazza». Un rapporto straordinario che ha lasciato tanti rimpianti. «Sì, eravamo forti, ma non posso rispondere per le decisioni degli altri». Si arriva alle dolenti note che riguardano l’arresto di Ercole Di Nicola. «Mi dispiace molto. Con me Ercole si è sempre comportato bene, però ognuno risponde delle proprie azioni e se ha sbagliato è giusto che paghi. Purtroppo anche il Teramo sembra coinvolto. Spero che riesca a dimostrare la propria estraneità, ma di questo se ne occuperà la giustizia sportiva».
Pagliari non ha mai sentito odore di combine. «Di Nicola mi conosce, con me si parla solo di questioni di campo. Il discorso delle scommesse non riguarda solo L’Aquila. Purtroppo il calcio sta perdendo la sua dimensione umana e professionale. Bisogna riscoprire la moralità. Ai miei tempi le società che fallivano erano pochissime, ora ne saltano dieci all’anno».

