L’Italia cerca il trionfo salva-stagione

12 Marzo 2016

Grande occasione con un’Irlanda d’emergenza ma capitan Parisse tiene tutti sulla corda: pensiamo al nostro piano

INVIATO A DUBLINO. L’ultima volta che l’Italia ha vinto a Dublino, gennaio 1997, giocava ancora la banda di George Coste e in quell’Irlanda che riperse l’anno dopo a Bologna, estremo era un certo Conor O’Shea fra poco più di un mese nuovo ct azzurro. Fu la sliding door per entrambi i movimenti: gli azzurri furono promossi un mese dopo al Sei Nazioni, i verdi decisero con gallesi e scozzesi la rivoluzione celtica per restare ad alto livello, dove pure l’Italia s’è riparata da un lustro. Si va poi al 2013, stadio Olimpico, per rivedere un acuto azzurro. La fortezza di Dublino non è stata più espugnata. Probabilmente O’ Shea sarebbe ben contento oggi di vedersi togliere questo record negativo nel match che alle 14.30 (diretta su DMax e canale Nove) propone gli azzurri impegnati all’Aviva Stadium per il quarto turno di Sei Nazioni.

Pressione e pronostici. Sebbene il pronostico sia contro l’Italia, un Irlanda così a solo un punto dopo tre match e due coppe alzate consecutivamente non si vedeva da un decennio. Se non ora quando?, verrebbe da dire. Anche i tassisti di Dublino che annusano e restituiscono l’umore dei tifosi di casa, commentano: «Troppi infortuni, povera Irlanda». Giriamo la considerazione a capitan Sergio Parisse, ieri in conferenza stampa con George Biagi. Il repertorio di schemi di Joe Schimdt non suona più allo stesso modo, senza i suoi solisti (a partire da O’Connell che ha smesso) e i vari O’Mahoney nel pack o Rob Kearney in estrema. Problema già in evidenza al Mondiale scorso.

«Sì è vero che non sono gli stessi, ed è vero che la pressione è su di loro. Ma poi in campo siamo noi a dovere imporre un gioco, subito a inizio partita e poi stare a galla punto a punto. Allora la pressione e i dubbi crescono nella testa di una squadra. Ma se l’Italia come contro la Scozia a Roma fa degli errori inacettabili e subisce e prende mete facilmente, allora i nostri avversari dimenticano di colpo la pressione. Per il resto, sapete come la penso, se ci sono infortunati sono affari loro. Non faccio conto su questo, noi del resto con gli infortunati non siamo messi meglio. Quindi pensiamo a come realizzare il nostro piano di gioco».

Panchina corta. Seppur rimaneggiata però l’Irlanda ha nella regia un punto di forza con Conor Murray e Sexton, mentre l’Italia propone la sua terza mediana inedita nel torneo. Guglielmo Palazzani e Edoardo Padovani che però giocano assieme nelle Zebre. Interviene Biagi (capitano della franchigia di Parma), a sua volta già fermo per un turno per infortunio in un reparto (le seconde linee) che ha riguadagnato Geldenhuys e ha perso Furno: «Gullo e Edo – riferito al 9 e al 10 – sono ben rodati assieme e non vedono l’ora di poter giocare contro ragazzi che, con una maglia diversa, affrontano tutte le settimane in Pro12. Certo è una linea meno esperta di quella irlandese, ma credo che per loro sia un’occasione da sfruttare sino in fondo. Gullo soffre in Nazionale dietro a Gori, Edo nel club dietro a Carlo Canna. Questo debutto in azzurro per loro è pieno di entusiasmo».

I giovani. Il tema dei giovani sta a cuore a Parisse che puntualizza: «È ovvio che Gullo e Edo hanno in mano la regia del gioco che è fondamentale, hanno il potere e la palla passa sempre per le loro mani. Non è come giocare all’ala dove hai meno occasione di toccare palla e sbagliare. Loro due avranno 50 palloni da giocare e se sbagliano dieci o 20 volte si vede. Ci sono ragazzi estrosi e altri timidi nel club azzurro. Ma parliamoci chiaro i giovani devono capire se si cresce come gruppo, non individualmente. Ci si completa se si esce dal compitino e si dà qualcosa in più. Se uno ha un talento e non lo sfrutta, allora è un mediocre. Il talento non basta è il lavoro che paga. Sempre». Intanto dall’infermeria nuovi guai. Cittadini ha un problema alla schiena, Brunel ha fatto arrivare il pilone Ceccarelli e domenica ritorna pure Castrogiovanni.

Alla rifinitura in campo c’erano solo i calciatori: Odiete, Padovani (grande piede anche dai 40 metri), Haimona, ma anche il mediano Lucchese e l’ala Bellini che non doveva calciare ma confessa: «Volevo vedere lo stadio, non ero mai entrato. Anche a Parigi l’ho fatto. Chissà come è Cardiff!».

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