L’Italia di O’Shea vuole ridestarsi davanti a Mattarella

5 Febbraio 2017

All’Olimpico (ore 16) il debutto azzurro contro il Galles Parisse: «Che onore avere il presidente in tribuna»

INVIATO A ROMA. Sergio Parisse e Alun Win Jones i due capitani in campo oggi sono pure gli unici superstiti del match giocato al Flaminio nel 2007, l’ultimo vinto dagli azzurri contro il Galles. «Solo un grande ricordo» esordisce Parisse al termine del captain’s run di ieri all’Olimpico dove oggi (ore 15) l’Italia di Conor O’Shea debutta nel Sei Nazioni contro i Dragoni.

«Un ricordo esaltato dal fatto che eravamo reduci dalla vittoria a Murrayfield la settimana prima. Ma il confronto finisce qui. La sfida di oggi non ha nulla a che vedere con quella».

E sulla presenza annunciata del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (mai successo prima in Italia) per giocatori invece abituati alla presenza di Primi ministri e principi sugli spalti del Sei Nazioni o in campo prima degli inni, Parisse mostra l’orgoglio della squadra «È sempre un onore giocare davanti a un presidente della Repubblica».

Nelle ultime due sfide contro i gallesi gli azzurri hanno patito nel punteggio, fotografando quella caratteristica di grandi primi tempi e di crolli repentini dopo un’ora di gioco. Si può sperare che oggi, oltre a sfidare a viso aperto i gallesi, si lotti sino all’80’, che si riveda l’Italia di novembre? «Sarà un torneo difficile. Ogni partita è diversa e questo Galles è diverso da All Blacks, Sudafrica e Tonga. Ha altre qualità e abbiamo avuto una settimana di allenamenti più intensa e più specifica sui loro schemi di gioco».

Il 5 febbraio ricorda sempre la data del debutto assoluto degli Azzurri nel torneo nel 2000 con la prima grande vittoria sulla Scozia che deteneva l’ultimo titolo del Cinque Nazioni. «Non ricordo dov’ero a vederla – sorride Parisse –. Ma quel match è entrato nella storia, tanto che continuiamo a parlarne dopo 18 anni. Ma ora tocca a questo gruppo scrivere la propria storia. Con il Sudafrica l’abbiamo fatto a Firenze e vedrete che fra 20 anni se ne parlerà ancora. Stiamo concentrati su questo torneo, con la novità dei punti bonus. Sento tanta energia nel gruppo».

Cosa c’è di veramente cambiato con O’Shea in così poco tempo? «La consapevolezza di aver preparato la partita nel modo giusto, con un giorno in più visto il turno domenicale, con un’intensità che negli ultimi anni non c’era proprio. Lo sapete tutti ci dicevano di essere una squadra da 60, 70 minuti; stavolta dovremmo essere fisicamente pronti. Credo che potremmo giocarsela ancora negli ultimi 15’».

Shaun Edwards (l’allenatore della difesa gallese) afferma che attualmente chi vince è una squadra capace di fare almeno 30 punti pur subendone di media 20, che ne pensa? «So che esistono statistiche che dicono che le squadre che calciano molto in partita sono quelle che poi fanno registrare le performance migliori. Ma io non mi occupo di statistiche. Come giocatore non ci penso. Sono dati che riguardano gli analisti».

Nel Galles gli infortuni hanno mosso lo schema fisso dei titolari, cosa pensa di Ross Moriarty numero 8? «Il Galles scende con una squadra molto fisica e molto veloce, la conosciamo. Moriarty è un buon numero 8, cercherà di farsi vedere pronto a cogliere l’opportunità di un Faletau infortunato. Il nostro piano di gioco non è vincere ma spingere al massimo la nostra performance. Ricordiamo che a Cardiff e qui a Roma ci hanno bastonato. Se hanno deciso di non fare esperimenti e si presentano con un XV super esperto, è una scelta del loro allenatore».

E mentre Parisse parlava il Galles versione ridotta con solo i calciatori provava in campo (Dan Biggar, Sam Davies, Owen Williams, Leigh Halfpenny) sotto un cielo rabbuiato e prossimo al rovescio violento. Un’indicazione meteo che potrebbe ripetersi oggi. Tutti agli ordini di Neil Jenkins, ex apertura iscritta nel ristretto club di chi ha segnato oltre 1000 punti: «Sappiamo che l’Italia va colpita negli ultimi 20 minuti, che il divario s’è allargato negli ultimi anni. Ma a novembre gli azzurri hanno dimostrato qualcosa di diverso. E sono tutti in forma. Non bisogna fidarsi».

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