«L’Italia non può perdere il Gp»

2 Settembre 2015

L’ex pilota e presidente dell’Automobile club Milano: servono soldi, o li troviamo o Monza muore

di Mauro Corno

«Monza trema: o trova i soldi o muore». Sembra il titolo di un film di genere poliziottesco degli anni Settanta. Invece è la cruda realtà attuale. Quello di domenica prossima potrebbe essere il penultimo Gran premio d’Italia di Formula 1 sulla pista brianzola. Il contratto con la Formula one management di proprietà di Bernie Ecclestone scadrà nel 2016 e fino a oggi non sono stati reperiti i capitali necessari per assecondare l’esigente manager britannico, che intende equiparare la posizione di Monza a quella degli altri impianti del Vecchio Continente: 20 milioni all’anno dovrebbero sufficienti per tutelarsi almeno dal 2017 al 2019. Ivan Capelli, già pilota della Ferrari e dal luglio del 2014 presidente dell’Automobile club Milano, l’ente che dal lontanissimo 1922 gestisce l’autodromo più prestigioso del Paese, resta comunque ottimista e continua a tessere la tela.

Un anno fa, quando è stato eletto, si aspettava così tante difficoltà?

«Ero consapevole che Ecclestone ci avrebbe proposto un accordo assai più oneroso di quello in essere e che non sarebbe stato semplice trovare la quadra. Ma la situazione si è rivelata ancora più complessa e non abbiamo la bacchetta magica, anche se ci piacerebbe tanto. Del resto, quando si parla del circuito di Monza, non c’è solamente la Formula 1: uno alla volta abbiamo risolto una serie di problemi e dato un buon indirizzo per il futuro dell’autodromo. Adesso stiamo lavorando per creare i presupposti adatti per creare un nuovo legame con il Circus».

Bernie è una vecchia volpe…

«A quasi 85 anni non possiamo certo insegnargli noi come si fanno gli affari. Non abbiamo dubbi che sia un maestro nell’arte del business, però i contratti si firmano in due: un compromesso tra le sue esigenze, le nostre risorse e l’innegabile prestigio di Monza si può trovare. Anzi, si deve».

Intanto però continua a fare affermazioni ben poco incoraggianti.

«Le sue frasi sono mirate a mettere pressione, affinché si giunga a una soluzione positiva nel più breve tempo possibile. Ecclestone fa l’Ecclestone, come ha sempre fatto. Non c’è nulla di nuovo nel suo modo di operare».

Di recente il boss della Formula 1 ha incontrato i rappresentanti del circuito di Imola.

«Anche in questo caso si è trattato di una mossa strategica: ha cercato di mettere in contrapposizione due organizzatori della medesima nazione. In un certo senso ha “utilizzato” Imola, di cui comunque abbiamo il massimo rispetto per i progetti che sta portando avanti. Però andiamo avanti per la nostra strada».

Nel week-end lo incontrerete di nuovo anche voi?

«Sì, e ci sarà anche la possibilità che parli anche con esponenti politici. Non va lasciato nulla di intentato. D’altro canto lo stesso Ecclestone avrebbe piacere che il Gran premio d’Italia non venga cancellato e che si continui a correre sulla pista di Monza».

Nel corso dell’estate in Parlamento è stato votato un emendamento che permetterà la defiscalizzazione dei fondi stanziati dalla Regione Lombardia.

«È stato un passo considerevole, ma adesso la “squadra” di supporto si deve allargare. Il Governo si deve rendere conto dell’importanza del Gran premio d’Italia e che si svolga sul circuito di Monza».

Una cospicua cifra di denaro entrerà nelle vostre casse anche grazie alla vendita dei biglietti per il prossimo fine settimana di gare: lo scorso anno ci fu un utile di 4,3milioni, nettamente inferiore ai 6,9 dell’anno precedente.

«Purtroppo si è pagata la scarsa competitività di Fernando Alonso e della Ferrari, fattori che hanno portato meno spettatori al circuito. In Italia si presta sempre tantissima attenzione ai risultati della Rossa di Maranello, quando non arrivano c’è meno entusiasmo. Gli anni in cui Michael Schumacher la faceva da padrone sono purtroppo lontani ed è un peccato anche che non ci siano piloti italiani in griglia di partenza, ma sono certo che il movimento di casa nostra si rilancerà: sarebbe incredibile diventare come lo sci, che dopo il ritiro di Alberto Tomba ha generato molti appassionati in meno nella nostra nazione».

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