L’Italia prova a onorare l’addio di Castro
Ultima presenza per il pilone ma la partita contro il Galles è quasi impossibile, ben 22 gli assenti fra gli azzurri
Centodiciannove è l’esorbitante quota a tre cifre dei cap di Sergio Parisse, record azzurro, per un giorno fuori dai riflettori per fare posto a Martin Castrogiovanni. Perché 119 sono pure i cap con cui oggi Castro, il tre volte campione di Premiereship con Leicester e miglior giocatore di quel campionato 2007, il due volte campione di Francia Top 14 e campione d’Europa, con ogni probabilità chiude la carriera in azzurro. Anche il Galles celebrerà uno dei suoi eroi, il pilone sinistro Gethin Jenkins (123 cap), avversario diretto di Castro, con l’entrata dalla panchina in campo per chiamare una standing ovation. Si gioca in un Principality Stadium (diretta su Dmax e Nove alle 15.30) da ieri con il tetto chiuso proprio mentre gli azzurri stavano provando gli schemi dell’ultimo piano di battaglia di Jacques Brunel.
Partita bagnata. Oggi è prevista pioggia e la “Scala” del rugby si mette al riparo. Mentre il Galles è chiamato a stare più alto possibile sul podio, all’Italia viene chiesto di chiudere cancellando la figuraccia di Dublino. E all’ennesima domanda su un meccanismo di retrocessione del torneo, un Parisse spazientito ha risposto: «Ma veramente credete che una federazione come quella irlandese o francese o scozzese (le ultime due hanno preso il cucchiaio di legno negli ultimi anni) accetterebbe il solo rischio di poter finire un anno a giocare nella B del Sei Nazioni? Provate a chiederlo a loro. Sì, è vero l’Italia è in difficoltà, ma abbiamo dimostrato di meritarci questo torneo. Ho il massimo rispetto per Romania o Georgia, ma non mi sembra che in questi anni abbiano avuto risultati come i nostri, abbiano battuto la Francia due volte o l’Irlanda».
I cucchiai anche ad altri. Pochi ricordano che gli azzurri sono entrati dopo aver battuto tre volte l’Irlanda, due la Scozia e una volta la Francia. O che la Scozia dal 2011 al 2015 ha vinto e perso lo stesso numero di volte dell’Italia. Oggi di vero c’è che chiudiamo il torneo con l’ennesima mediana inedita (Palazzani e Allan al rientro) con quattro aperture che si sono divise cinque partite. È candido Tommy Allan, lo scozzese di Vicenza, ad affermare al suo rientro dopo l’infortunio: «È stata dura veder giocare l’Italia da lontano. Ma fa solo bene avere tutta questa concorrenza in un ruolo chiave».
Raffica di infortuni. Peccato che l’onda lunga del Mondiale abbia travolto il gruppo con 22 infortunati. Un’altra nazionale possibile da poter schierare e invece assente. In più nei confronti del Galles il gruppo storico di Parisse ha vissuto due periodi, dal 2003 al 2007 con tre sconfitte, due vittorie e un pari, e l’ultimo il Galles ha sempre dominato. Di quel gruppo, fondato da Kirwan nel tour 2002, e che sarà rifondato quest’estate da Conor O’ Shea nella tourneé americana, fanno parte tanto Parisse quanto Castrogiovanni. Infastidito dalle anticipazioni “rubate” a un terzo tempo in cui aveva rivelato le sue intenzioni di addio all’azzurro: «Ormai anche nel rugby non c’è più rispetto per le cose private. Sono qui per dire che questa potrebbe essere la mia ultima partita in azzurro. Per tanti motivi: perché tutto quello che è successo dopo il Mondiale (l’operazione al tumore benigno al nervo sciatico) mi ha cambiato credo in meglio, perché non sai mai cosa succederà domani. In più è in atto un ricambio generazionale e io non mi sento più dominante come vorrei. Però l’azzurro è la mia seconda pelle, 14 anni non si dimenticano in un giorno. L’azzurro mi ha dato tanto e io ho dato tanto. È la mia casa e sono e sarò sempre disponibile per aiutare».
Sguardo al futuro. Ma la svolta, potrebbe essere stata quella del cambio di regole in mischia? «No, della mischia non capisce niente nessuno. A partire dagli arbitri che forse avrebbero dovuto imparare chiedendo alle prime linee. Il punto di svolta per me è stata questa gamba destra con tutto quello che è successo».
Un addio dunque con una finestra aperta, perché Castro rimane in attività nel club a Tolone e potrebbe dare la disponibilità in caso di necessità. «Quello che voglio fare da grande? Aprire uno strip club», dice ridendo. «No, voglio essere felice. Con i miei ristoranti o con la tivù, non so. Quello che mi fa felice».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

