L’ITALICO PALLONE OSTAGGIO DEI PREDATORI
Quelli che pensano che sia solo un gioco, con il loro romantico senso dell’onore, l’hanno capito da tempo che non sarebbe più il caso di darla vinta ai predatori che hanno preso in ostaggio questa...
Quelli che pensano che sia solo un gioco, con il loro romantico senso dell’onore, l’hanno capito da tempo che non sarebbe più il caso di darla vinta ai predatori che hanno preso in ostaggio questa meravigliosa passione che si chiama calcio. Che non varrebbe proprio la pena di entrare in un mondo dove comandano i Genny ’a carogna e dove hanno appena eletto un presidente federale-marionetta come Carlo Tavecchio in mano ai Claudio Lotito e ai loro modi da padroni delle ferriere e al loro far spallucce di fronte alle frasi sugli «Opti Pobà che mangiano banane». Eppure, anche quelli che lo sanno che non sarebbe più il caso, si fanno rapire dalla passione e da domani saranno ancora tutti lì a tifare per le loro squadre e a nutrirsi di ipotetiche e malriposte speranze per coppe europee che difficilmente vedranno protagoniste le italiane. Il nostro calcio sta vivendo uno fra i suoi momenti più difficili e la cosa peggiore non è neanche il disastroso Mondiale brasiliano, quella è stata solo la scintilla che ha acceso una miccia che non ha ancora finito di far esplodere pozzi già avvelenati da tempo. Abbiamo passato l’estate a raccontare che la serie A è piena di stranieri di scarso valore, che il nuovo ct Antonio Conte – sorvoliamo pietosamente sull’ingaggio pagato dallo sponsor – potrà pescare in un gruppo ridottissimo di giocatori, e poi assistiamo alla svendita di un talento come Ciro Immobile al Borussia Dortmund e all’acquisto di indicibili pipponi a prezzi molto simili. Mentre sottoscrivevano il finto programma di Tavecchio per il rilancio dei vivai, i presidenti in pochi giorni hanno acquistato già 65 giocatori stranieri, quasi tutti di scarso valore. Perché? Perché conviene a pochi e organici parassiti che lucrano su ogni movimento, perché gioco e risultato sono solo un mezzo per far soldi. Per carità, nessuno pretende che chi fa calcio debba rimetterci ma ormai la logica ultrà, quella dei cori “noi facciamo il c.... che vogliamo” ha preso il sopravvento. In curva, dove sono sparite le sanzioni per chi offende gli avversari. E anche tutto intorno, dove tanti, troppi, anche fra i giornalisti, considerano normale che in campo prevalgano logiche omertose tipiche di carceri o vecchie caserme dei parà e che vengano trasmessi messaggi diseducativi. L’ultimo episodio durante la telecronaca (italiana) di Atletico Madrid-Real Madrid di supercoppa di Spagna: quando Diego Simeone ha colpito il quarto uomo, la voce narrante ha definito eccessivo l’atteggiamento dell’ufficiale di gara che ha fatto espellere il tecnico. Che poi, per inciso, si è preso otto giornate di squalifica. È chiaramente un mondo allo sbando, salvato da una passione che però non è infinita. E quando se ne accorgeranno potrebbe esser troppo tardi. Nel frattempo, buon (quel che resta del) calcio a tutti.
@s__tamburini
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