L’ultima resa del Lanciano: dopo 4 anni è in Lega Pro

9 Giugno 2016

Squadra svuotata, la Salernitana si salva ma esce tra i fischi dell’Arechi

Non è la notte dei miracoli, è una serata amara che formalizza la retrocessione della Virtus Lanciano in Lega Pro dopo quattro anni in serie B. La festa ha i colori granata, malgrado i fischi con cui i 25mila dell’Arechi salutano la salvezza della Salernitana a fine partita. Dopo mesi trascorsi in zona play out, è riuscita a centrare l’obiettivo con un gran finale di stagione. L’esatto opposto della Virtus che dopo una lunga rincorsa si è fermata all’ultima curva prima del traguardo; ha sfiorato la salvezza (sarebbe bastato non incassare la rete di Valjent nell’1-1 interno con la Ternana) per poi crollare in dirittura d’arrivo. Appena una vittoria nelle ultime dodici partite, i play out si sono trasformati in una disfatta dopo le tante battaglie con la giustizia sportiva. Ovviamente, lo spareggio-salvezza si è deciso sabato al Biondi con quell’1-4 che rappresenta un’onta indelebile nel cammino dei frentani in B. Ieri sera, è stata solo una passerella per la Salernitana davanti a 25mila spettatori – con il patron Lotito in tribuna – e la Virtus Lanciano a fare da sparring partner. Il peso della debacle dell’andata si è rivelato un fardello troppo pesante per le spalle dei frentani logorati da tante battaglie. La Virtus è retrocessa, ma la squadra e il pubblico hanno dimostrato sul campo di valere la salvezza. Lo hanno fatto conquistando i punti necessari (48) per centrare l’obiettivo. I quattro punti di penalizzazione collezionati dalla società hanno avuto un peso decisivo per vanificare gli sforzi della squadra. La retrocessione, numeri alla mano, è da ascrivere alla famiglia Maio, inadempiente in più occasioni nel corso della stagione. Non è bastata la rivoluzione di gennaio per rimettere in sesto la Virtus. Che sul campo ha continuato a lottare nonostante tutti i problemi societari. Ha scalato posizioni in classifica per poi tornare indietro per le penalizzazioni. Un po’ come nel gioco dell’oca. E la lunga rincorsa ha sfiancato un gruppo comunque coraggioso e di spessore. Il logorio atletico e nervoso è stato evidente negli ultimi due mesi. Ogni volta che alzava l’asticella c’era una sentenza pronta a riabbassarla. Una lotta contro i mulini a vento che ha svuotato i rossoneri di energie psico-fisiche. Il buon rendimento del girone di ritorno – in cui comunque si è rivelato fondamentale il contributo del portiere Cragno – ha fatto a cazzotti con la disfatta di sabato in cui le responsabilità di Maragliulo sono evidenti, come da lui stesso ammesso.

Detto ciò le responsabilità del ritorno in Lega Pro sono esclusivamente della famiglia Maio, la stessa che quattro anni fa con il trionfo di Trapani sembrava aver conquistato il cuore dei lancianesi. Ai complimenti del 2012 hanno fatto seguito le critiche degli ultimi mesi: è la legge del calcio.

La partita dell’Arechi non ha riservato grosse emozioni. Il primo tiro in porta della Virtus è arrivato al 37’ con Rocca, facilmente parato da Terracciano. Dopo che la Salernitana aveva chiuso i conti – ammesso che fossero ancora aperti – al 20’ con la rete di Massimo Coda sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Non c’è stata l’auspicata reazione d’orgoglio, nemmeno il tentativo di dare sostanza a una rimonta che avrebbe avuto dell’incredibile alla luce dell’1-4 del Biondi. E così il portiere più impegnato nel primo tempo è stato nuovamente Cragno che al 24’ ha negato ad Alfredo Donnarumma la gioia del gol del 2-0.

Nella ripresa dentro Padovan e Turchi, squadra dal 4-3-3 al 4-4-2, ma il copione della partita non è mutato, con la Salernitana attenta a gestire il vantaggio e a tenere gli avversari lontano dalle parti di Terracciano.

Niente da fare: Virtus Lanciano in Lega Pro, squadra e pubblico a testa alta. Al momento non si vedono spiragli per un ripescaggio anche perché il presidente della Lega B, Andrea Abodi, un paio di mesi fa ha detto che comunque non ce ne saranno.

@roccocoletti1

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