L’utopia di Di Francesco: salvezza e bel gioco si può

13 Maggio 2014

Anche Lippi incorona il tecnico pescarese del Sassuolo: «E’ lui la rivelazione»

PESCARA. L’ultimo complimento è arrivato dalla Cina. Da Marcello Lippi, campione del mondo nel 2006. «La rivelazione del campionato? Eusebio Di Francesco per come ha salvato il Sassuolo». Gli aggettivi si sono sprecati per descrivere l’impresa del 44enne tecnico pescarese che ha condotto alla salvezza la matricola Sassuolo con una giornata d’anticipo. Il capolavoro non è tanto la permanenza in serie A, ma come l’ha ottenuta: attraverso il gioco d’attacco di stampo zemaniano. Il giorno dopo Eusebio Di Francesco si è rifugiato a casa, dai cari. E al Centro ha raccontato il suo stato d’animo e i segreti della rincorsa.

Di Francesco, qual è stato il momento più difficile?

«A gennaio quando il Sassuolo mi ha mandato via. Ma non ho disfatto le valige. Nella mia testa ero convinto di tornare».

E così è stato.

«Ho ricominciato consapevole di poter centrare l’impresa. Sono tornato cercando di infondere positività all’ambiente. Quel mese a casa mi è servito per ricaricare le batterie e per capire che cosa andava fatto».

Si parla spesso di stress. Ma è diventato così difficile fare l’allenatore?

«Le responsabilità sono tante. Bisogna coordinare il lavoro di tante persone, dai giocatori allo staff tecnico, passando per lo staff medico. E poi la dirigenza e la stampa... No, non è facile, ci sono tante pressioni».

Scusi, quando è tornato che cosa ha detto a dirigenti e giocatori?

«Fatemi fare di testa mia e ci salveremo».

Qual è stata la gara della svolta?

«La prima, quella vinta con il Catania, è stata importante. Ha ridato l’entusiasmo all’ambiente. E poi quella di Firenze, la scorsa settimana. Decisiva».

Salvarsi giocando all’attacco, quindi, si può.

«E’ questo il messaggio che risiede dentro questa impresa. Tutti mi dicevano: “Con il 4-3-3 non ti puoi salvare”. E, invece, abbiamo dimostrato il contrario. Servono organizzazione e spirito di sacrificio da parte degli attaccanti. Attaccanti di valore che ho voluto io a Sassuolo. Sapevo che hanno grandi qualità».

Viva l’utopia zemaniana.

«Giocare cercando di fare un gol più degli altri. Ma questo non significa mettere da parte la fase difensiva, non curarla. Piuttosto, attraverso il gioco corale, si cerca di sfruttare le caratteristiche delle punte».

Ogni tanto è arrivata qualche stoccata dal patron Squinzi, presidente di Confindustria.

«Ma no, ho un buon rapporto con lui. Ci sentiamo spesso. Si è interessato di calcio più che in passato. L’importante è che siano le persone giuste a consigliarlo».

Il suo futuro?

«Con la salvezza il contratto è stato automaticamente rinnovato per la prossima stagione. Ma devo parlare con i dirigenti, bisogna chiarire qualche aspetto...».

Significa che vuole andare via?

«Al contrario, significa che voglio chiarire alcune situazione per poter ripartire bene. No, non mi dispiacerebbe affatto restare a Sassuolo. E, da quello che ho capito, piacerebbe anche alla dirigenza andare avanti insieme. Quindi...».

La Juve è di un altro pianeta?

«Sì, la Roma ha provato ad avvicinarsi. Ma i bianconeri hanno qualcosa in più. Onore al merito».

Conte resterà alla Juve?

«Secondo me, sì. Non riesco a immaginarmi un divorzio tra le parti. E penso che la dirigenza non se lo lascerà sfuggire».

C’è il derby d’Abruzzo. Lei è il doppio ex di Pescara e Virtus Lanciano.

«Li ho seguiti da lontano. Sono più legato al Pescara per tanti motivi, non ultimo la presenza di mio figlio tra i biancazzurri. Ma anche a Lanciano ci sono tante persone a me care. La Virtus ha disputato un grande campionato, merita l’applauso di tutti. E di fare i play off. Il Pescara? Capita una stagione di transizione. Non bisogna farne un dramma. Tutto il calcio avrebbe bisogno di maggiore leggerezza. Farlo divertendosi è il massimo».

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