«La carica dei 13mila ha fatto la differenza»

31 Gennaio 2016

«Hanno vinto il pubblico dell’Adriatico e un gruppo che sa soffrire»

PESCARA. Quattordici gol (senza calci di rigore), assist, corsa e cuore pulsante del Pescara. Gianluca Lapadula è sempre più capocannoniere del campionato ed è sempre più l’uomo del momento per quanto riguarda il calciomercato. «Il valore di mercato non mi interessa», sbotta l’attaccante del Pescara, «sono cose che non mi toccano ed è una cosa che ho sempre ribadito. Lapadula pensa solo al campo e a continuare così. Io resto qui, nei miei pensieri c’è solo il Pescara. Una cosa simile», dice il bomber, riferendosi al mercato, «mi è successa anche l’anno scorso a Teramo e dissi le stesse cose. Rimango dove sono e sono già proiettato alla gara con la Salernitana. Il Pescara ha creduto tanto in me ed è mio dovere rispettare chi mi ha dato fiducia», continua il re dei bomber.

Fatto sta che da ieri il Delfino da ieri ha aumentato la richiesta per l’attaccante. La trattativa con la Juve va avanti da alcuni giorni e Sebastiani ora non si accontenta più di 2 milioni e mezzo più bonus, oltre a due contropartite tecniche. Ora ne chiede 3,5 più bonus, da aggiungere al cartellino di Fiorillo (valutazione 1.5) e quella di un altro bianconero, che potrebbe essere Cristian Pasquato. La Juve, stavolta, non potrà bluffare perché, ieri, dopo la partita, sono arrivate telefonate da Atalanta, Sampdoria e Chievo, pronte a mettere sul piatto 5 milioni di euro per comprare Lapadula subito e lasciarlo in prestito fino a giugno. Sebastiani con molta probabilità domani tornerà a Milano e potrebbe esserci il vertice decisivo con il club bianconero. Lapadula se ne infischia del mercato e pensa solo ad evidenziare la prestazione sua e del Pescara. «Si è visto di nuovo un grande gruppo, perché nel momento difficile, e mi riferisco al secondo tempo, in cui siamo un po’ calati, ci siamo compattati e siamo venuti fuori alla grande». E Lapagol si è esaltato davanti ai 13mila dell’Adriatico. «Ha vinto il pubblico, anzi diciamo che ha vinto il dodicesimo uomo in campo. E’ stato bello vedere tutta quella gente». Doppietta festeggiata con una nuova esultanza. Dopo i balletti, ieri è stata la volta del pugile. «Un siparietto preparato con mio fratello Davide. Ci siamo messi d’accordo e anche lui farà la stessa cosa se domani (oggi, ndc) dovesse segnare». Nella lista accrediti per la partita con il Bari c’era anche Ricardo Gareca, il commissario tecnico del Perù. Allo stadio è passato inosservato, ma Lapagol gli ha piantato due gol da urlo davanti agli occhi, facendo venire giù i 13mila dell’Adriatico. «Sinceramente non ci penso alla nazionale peruviana, ma se dovesse arrivare la chiamata sarebbe un vero onore per la mia famiglia. Non ho visto e non ho parlato con Gareca». Oddo, però, gli ha consigliato la maglia dell’Italia. «Il mister mi ha dato un buon consiglio. In questi casi bisogna riflettere». Lapadula è sempre più l’uomo copertina del Pescara e “rischia” di insidiare i 28 gol realizzati da Ciro Immobile nel 2012. L’ex teramano continua a gonfiare la rete, ma Oddo ha un’altra freccia nella sua faretra. Ieri c’è stato finalmente l’esordio di Daniele Verde, arrivato dalla Roma lo scorso 5 gennaio, ma solo da qualche giorno arruolabile a causa del transfer concesso in ritardo dal club capitolino. «Finalmente!», esclama il 19enne di origini napoletane. «Non vedevo l’ora di giocare in questo stadio stupendo. E’ stato davvero bello fare l’esordio davanti a tanta gente», dice sorridente l’attaccante ex Frosinone. «I tifosi sono stati determinanti, ci hanno fatto vincere la partita e non me ne aspettavo così tanti sugli spalti. Con pochi giri di parole, posso dire che sono stati il dodicesimo uomo in campo». Verde sorride e sa bene che in questi cinque mesi può davvero mettersi in mostra. «Il gruppo è fantastico. La maglia da titolare? Io ci sono e mi farò sempre trovare pronto».

Anche il pupillo di Rudi Garcia inizia ad annusare l’aria d’alta classifica. «Il Pescara sta facendo un grande campionato. Senza scaramanzia dico che possiamo sognare, il campo parla, ma dobbiamo pensare partita dopo partita senza esaltarci. Dobbiamo rimanere umili, ma è sotto gli occhi di tutti che qui c’è una grande squadra. Senza dimenticare il gruppo. Ho trovato uno spogliatoio unito e che mi ha accolto alla grande. Sono contento della scelta fatta».

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