La carica di Memushaj: «Pescara, siamo vivi»

L’albanese crede nella salvezza: «Con il Sassuolo gara fondamentale da vincere a tutti i costi. Manaj? Il suo addio è anche una mia sconfitta personale»
PESCARA. La sensazione è che i nuovi arrivati abbiano trasmesso al gruppo una bella iniezione di fiducia. Per Ledian Memushaj e compagni è come se stesse per cominciare una nuova stagione. Grande ritmo in allenamento, impegno da parte di tutti e un rinnovato ottimismo, nonostante la classifica attuale non lasci spazio a concrete speranze di salvezza. Il primo a crederci, manco a dirlo, è il capitano biancazzurro. «Non abbiamo mai smesso di lottare e continueremo a farlo fino alla fine», ha detto Memushaj, «con gli acquisti perfezionati nelle ultime due settimane la società ha dimostrato di voler restare in serie A a tutti i costi. I nuovi hanno notato che il gruppo lavora senza risparmiarsi e continua a credere nella salvezza».
Domenica c'è un appuntamento da non fallire. «È chiaro che bisogna battere il Sassuolo. Si tratta di una partita fondamentale per il nostro futuro. Se riuscissimo a vincere potrebbe cambiare davvero il nostro campionato». All'Adriatico ci sarà il ritorno da avversario di Alberto Aquilani. «Con lui non ci sono mai stati problemi, purtroppo ha pagato come tutti l'andamento negativo del girone di andata».
Dopo Alberto Gilardino, campione del mondo con Massimo Oddo nel 2006, si è aggregato alla squadra un altro calciatore che vanta un ricco palmares: Sulley Muntari. «Muntari ci darà sicuramente una mano. Grazie al suo arrivo aumenterà il tasso di esperienza del nostro centrocampo. Gilardino? La sua carriera è invidiabile, ma sembra ancora un ragazzino. Si è presentato con una carica pazzesca e per questo mi ha colpito. È un esempio per i giovani che iniziano a giocare a calcio». Dopo i due errori dal dischetto, Memushaj ha ceduto l'incarico di battere i rigori a Biraghi e Caprari. «Oddo mi ha chiesto se volevo continuare a calciarli. Gli ho risposto che non avevo problemi, ma se qualcuno se la sentiva potevo tranquillamente rinunciare. Non conta chi li calcia, basta mettere dentro il pallone».
Il capitano recita il mea culpa per la vicenda Manaj. Memu aveva il compito di accompagnare il giovane di proprietà dell'Inter nel suo percorso di crescita, ma l'obiettivo non è andato a buon fine, soprattutto a causa del carattere esuberante del 19enne. «Manaj era arrivato per ricoprire il ruolo di terzo attaccante della rosa, invece dopo un po' è diventato il primo. Forse è stato caricato di responsabilità troppo alte per un ragazzo della sua età. Mi dispiace per il modo con cui si è lasciato con l'ambiente. Il suo addio è anche una mia sconfitta personale, oltre che della società». (g.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

