La carica di Sottil: «Il Pescara è pronto per lo sprint finale»

Il baby spera in un’altra chance dopo il debutto al Tombolato «Dobbiamo continuare a credere nella promozione diretta»
PESCARA. Pescara come trampolino di lancio per il grande salto. A gennaio Riccardo Sottil ha deciso di lasciare la Fiorentina per farsi le ossa in serie B. Il ds viola Pantaleo Corvino lo avrebbe tenuto volentieri, così come il tecnico Stefano Pioli, che nel girone di andata lo ha gettato nella mischia nei minuti finali contro la Sampdoria e la Lazio. Poi, quando è arrivata la telefonata del presidente Daniele Sebastiani, l’attaccante non ha avuto dubbi. Gli è bastato ricordare qualche nome per capire che bisognava sfruttare l’opportunità: Marco Verratti, Ciro Immobile, Lorenzo Insigne, Mattia Perin, Matteo Politano, Gianluca Caprari, Marco Capuano, solo per citarne alcuni. «Qui tanti ragazzi hanno avuto la possibilità di esprimersi e di fare il salto di qualità», dice Sottil, ospite nella redazione del Centro per una diretta Facebook disponibile sul sito www.ilcentro.it, «mi auguro di ripercorrere le loro orme». Suo padre Andrea, ex allenatore di Livorno e Catania, ha un lungo passato in serie A da difensore con Torino, Fiorentina, Atalanta, Udinese, reggina, Genoa e Catania, dove Riccardo da bambino ha iniziato il suo percorso nelle giovanili della San Pio X, società fondata da suo padre e dall’ex centrocampista degli etnei Davide Baiocco. Da lì alla Juve, poi Torino e infine la Fiorentina. Cinque giorni fa, a Cittadella, il debutto da titolare in B con il Delfino.
Sottil, un esordio amaro al Tombolato.
«Sì, purtroppo è arrivata una sconfitta pesante. Ho vissuto sensazioni contrastanti. A livello personale ero felice perché non giocavo da quasi sei mesi. Ma al tempo stesso ero deluso per il risultato. Purtroppo gli episodi ci hanno condannato. Quando Scognamiglio ha pareggiato eravamo convinti di poter tornare a casa con almeno un punto, ma il secondo gol ci ha tagliato le gambe. Poi è arrivato anche il terzo che ha reso ancor più complicata la rimonta. Guardiamo avanti, venerdì (domani, ndr) abbiamo subito l’opportunità di riscattarci contro il Cosenza».
Come è nata la trattativa con il Pescara?
«Avevo voglia di fare un’esperienza altrove. La Fiorentina voleva tenermi, però poi mi ha lasciato andare in prestito e quando è arrivata la chiamata del presidente Sebastiani c’è stato poco da riflettere. Il Pescara avrebbe voluto prendermi per 18 mesi, invece il ds Corvino ha preferito darmi per cinque. A giugno vedremo se potrò restare qui. Mi piacerebbe, a Pescara si sono affermati tanti giovani che oggi vediamo in serie A, come Insigne e Immobile, o in big d’Europa come Verratti. È la piazza giusta per crescere».
Il ritiro con la Fiorentina e il debutto in A con Pioli. Cosa le resta?
«È stata un’esperienza utilissima. Quando hai la chance di allenarti con i grandi devi maturare in fretta, sia a livello tattico che comportamentale. Giocare accanto a calciatori del calibro di Chiesa, Pezzella, Simeone, Veretout e tanti altri. Mi è servito molto. Sono stati mesi bellissimi e ho avuto anche avuto la fortuna di debuttare in A».
A Firenze la paragonano a Chiesa.
«Sì, più o meno abbiamo le stesse caratteristiche, ma io sono agli inizi, mentre lui, nonostante sia giovanissimo, è già uno dei migliori in Italia. Pioli? È un allenatore di grande spessore e una persona perbene. Devo solo ringraziarlo per la fiducia, mi ha fatto crescere a livello umano e caratteriale».
E Pillon?
«Tecnico bravissimo, per noi è quasi un padre, anche se deve esserci sempre un po’ di distanza e il rispetto dei ruoli. Dà tanti consigli ai giovani e lo stesso fanno i compagni più esperti. L’anno scorso Pillon ha salvato il Pescara da una situazione molto pericolosa e quest’anno sta guidando la squadra nelle prime posizioni di classifica sin dall’inizio del campionato. I risultati parlano per lui».
Le piace Pescara?
«Molto. Non ho la patente e per questo motivo ho preso casa in centro. Mi sono ambientato subito e spero di farmi apprezzare dai tifosi e di ripagare sul campo la fiducia della società».
Brescia a +6, Palermo a +2 con una gara in meno rispetto al Pescara. Credete ancora alla promozione diretta?
«Certo, perché non dovremmo? I distacchi sono colmabili e ci sono tante altre partite da giocare».
A soli 19 anni tante esperienze in giro per l’Italia seguendo suo padre Andrea.
«Sì, lui ha voluto sempre la famiglia al seguito. Ho iniziato a giocare nella sua scuola calcio a Catania. Durante un torneo a Torino mi notò la Juventus e mi prese».
Uno juventino in una famiglia di tifosi del Torino.
«Sì, mio zio Alessandro era un ultrà granata, mio nonno un grande tifoso e mio padre ha giocato nel Toro. Ma alla Juventus non si può dire di no. Poi, dopo qualche anno, si è aperta la possibilità di andare al Torino e ho accettato. Il mio idolo, però, resta Ronaldo».
Differenze tra Juve e Toro?
«La Juve spende cifre alte per il settore giovanile. Il Toro ha un budget nettamente inferiore, anche se storicamente ha avuto un vivaio florido. In generale, lo spirito granata è battagliero, il vecchio cuore granata...».
A maggio inizierà il Mondiale under 20. Ci sarà Sottil tra i convocati?
«Lo spero, indossare la maglia della Nazionale è sempre molto emozionante. Ma la convocazione passa per quello che si fa nelle squadre di club e io devo pensare esclusivamente ad allenarmi bene con il Pescara. Siamo pronti per lo sprint finale verso la serie A».
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