La cinquina russa manda in estasi Putin e gli 80mila di Mosca

15 Giugno 2018

Ovazione per lo zar padrone di casa: «Il calcio unisce» Tutto facile con l’Arabia Saudita che crolla alla distanza

MOSCA. La Coppa del mondo è finalmente partita ed è iniziata alla grande per la Russia, che nel Bolshoi del calcio russo, il leggendario stadio Luzhniki di Mosca, ha stracciato l'Arabia Saudita per 5-0. Un trionfo. Vladimir Putin - accolto con una ovazione dagli 80mila sugli spalti - naturalmente gongola. E anzi, a fine partita è sembrato persino imbarazzato nei confronti del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman Al Saud, suo ospite nel palco presidenziale insieme a Gianni Infantino. Ed è proprio sulla forza «unificante» del football, capace di andare oltre le «differenze linguistiche, ideologiche e religiose», che ha puntato Putin nel suo discorso iniziale dando a tutti il suo «benvenuto in Russia». «Il nostro obiettivo», ha aggiunto, «è preservare questa forza, la sua unità, per le generazioni future, in nome dello sport e per rafforzare la pace e la comprensione fra i popoli». Un messaggio ecumenico che ben si concilia con lo storico cavallo di battaglia dello zar, la politica intesa come portatrice di stabilità. Quasi 20 anni nel suo caso. Ma non c'è dubbio che ieri, per un giorno, nella straripante vittoria della nazionale, riverbera vincente la scelta di portare i Mondiali in Russia, per la prima volta nella Storia, e del Paese farne vetrina. Lo stadio Luzhniki, dall'esterno, pare il Colosseo. All'esterno migliaia di tifosi sfilano accanto alla statua gigante di Lenin, vestigia di un tempo che mai come oggi, in questa Mosca invasa di turisti, sa di archeologico. Insomma, i ragazzi allenati da Cherchesov, contestatissimo per non essere riuscito a vincere sette partite di fila prima dei Mondiali, hanno tirato fuori gli attributi il giorno giusto. Certo, davanti a loro si sono trovati l'Arabia Saudita imbarazzante. Eppure era davanti alla Russia nel ranking Fifa. Per dire. Alla fine però non c'è stata partita. Ad aprire le danze è stato Yuri Gazinsky al 12’; al 43’ il raddoppio di Denis Cherishev, autore di una doppietta. I sauditi sembravano poter reggere al principio del secondo tempo ma poi, trafitti al 73’ da Artiem Dzuba, appena entrato in campo, sono crollati. Da lì in poi è stata goleada, con l'altra rete di Cherishev e la magistrale punizione di Alexander Golovin - gioiellino del Cska in odore di Juventus - allo scadere. Nulla di meglio per iniziare il mondiale, anche dal punto di vista di differenza reti, visto che le altre avversarie del girone, Egitto e Uruguay, non saranno così malleabili e la Russia rischia di giocarsela per il rotto della cuffia. Ma la qualificazione ora è un passo più vicina. Nel mentre la Terra continua a girare e il calcio, come sempre in questi casi, diventa metafora d'altro. A squadre in campo l'account in arabo del ministero degli affari esteri israeliano - retto dal premier Benyamin Netanyahu - ha twittato augurando «buona fortuna all'Arabia Saudita», un fair-play che in Medio Oriente non passa inosservato. Poco prima del fischio d'inizio, invece, l'attivista britannico per la difesa dei diritti degli omosessuali Peter Tatchell è stato fermato dalla polizia vicino alla Piazza Rossa per aver protestato contro le torture dei gay in Cecenia - per quanto subito rilasciato. Di nuovo. Calcio e politica, che a parole nessuno mai vuole mischiare, poi si mischiano sempre. Figuriamoci ai mondiali.
Il dito medio di Robbie Williams. La pop star britannica Robbie Williams ha scioccato tutti mostrando il dito medio - a uso e consumo delle telecamere sul campo - nel corso della sua performance per l'apertura dei mondiali, prima del calcio d’inizio. Misterioso il motivo all’orgine del gesto.
Mattia Bernardo Bagnoli