LA CULTURA DEL SOSPETTO RESISTE ANCHE AL VAR
Ancora polemiche, di nuovo accuse e sospetti. Un’ulteriore conferma che chi pensava di poter sedare il calcio italiano con il Var non aveva fatto i conti con l’oste. Che altro non è che la cultura...
Ancora polemiche, di nuovo accuse e sospetti. Un’ulteriore conferma che chi pensava di poter sedare il calcio italiano con il Var non aveva fatto i conti con l’oste. Che altro non è che la cultura sportiva. Rigori, espulsioni e quant’altro: ci si aggrappa a tutto pur di polemizzare, contestare e pensare al complotto. Si chiama cultura del sospetto che accomuna un po’ tutti. Arbitri di nuovo nel mirino, forse la domenica più brutta della stagione. Anche il Var al centro delle discussioni: perché è intervenuta o non è intervenuta su questo o su quell’episodio? Ci si attacca a tutto nel duello a distanza tra Napoli e Juventus. In effetti, ci sono delle circostanze che fanno discutere, ad esempio ieri a Napoli. Ma nessuno accetta l’errore o un’uniformità di giudizio che non può esserci nemmeno al tempo del Var, perché comunque si tratta di uno strumento gestito da un uomo. Ecco, era passato il messaggio che con la tecnologia non ci sarebbero stati più strafalcioni. In verità, il Var aiuta a limitarli. Ma ci saranno sempre. Fanno e faranno parte del gioco. Indipendentemente dal Var. Il problema è che con la lotta scudetto riservata a sole due squadre, Napoli e Juventus, e più che mai incerta ogni dettaglio può fare la differenza e ognuno guarda l’altro in cagnesco. Duello ad alta tensione. Anche verbale. Basti pensare alla polemica di Sarri della settimana scorsa sul calendario che avvantaggerebbe la Juve. Lo stesso tecnico partenopeo ieri ha rilanciato: «Allegri? È più bravo di me davanti a un microfono...». Oppure: «L’arbitro? Avremmo dovuto parlarne da ieri sera (sabato, ndr)...». Siamo a fine gennaio, da qui a maggio ne vedremo delle belle!
L’Inter, invece, è un film già visto. La sua stagione assomiglia a quella di Mancini (2015-2016). La grande partenza e poi il progressivo rallentamento. Il 3 dicembre scorso, quando ha rifilato 5 gol al Chievo, sembrava aver legittimato le ambizioni da scudetto. Da allora nemmeno una vittoria in sette gare. Appena cinque punti. Ovviamente, è fuori dalla corsa scudetto. Ma l’obiettivo che non può fallire è la qualificazione in Champions (primi quattro posti). Sarebbe davvero un disastro.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

