La dirigenza ordina: squadra in ritiro

Nota della società: «Pesante confronto con calciatori e staff tecnico» L’analisi di Perrone: «Serviva più cinismo, quante occasioni sprecate...»
PRATO. È finita con la rabbia dei tifosi aquilani, che hanno mal digerito una sconfitta nel settimo anniversario del terremoto e con la delusione di staff tecnico e giocatori aquilani. Abruzzesi fermati a Prato dopo un primo tempo non certo dei migliori e tre gol sul groppone che hanno pesato non poco. Ciò che più ha dato fastidio ai sostenitori rossoblù è stata l’eccessiva mollezza in una gara del genere.
La dirigenza ha affidato a una nota la sua posizione: «A seguito della sconfitta maturata a Prato, la società rossoblù, dopo un pesante confronto avuto nel dopo gara tra squadra, staff, allenatore, direttore sportivo e dirigenza, ha stabilito di portare la squadra in ritiro già da domani in una località fuori città. Questo nell’intento di risolvere i problemi esistenti che hanno portato alle deludenti prestazioni delle ultime gare e per consentire allo staff e ai giocatori di preparare al meglio le ultime quattro partite, necessarie per mantenere questa categoria».
Negli spogliatoi Carlo Perrone prova a spiegare il perché di una sconfitta così pesante. «Non dovevamo arrivare a subire la terza rete», confessa, «perché avremmo dovuto comportarci diversamente. Serviva più cinismo, specie nel primo tempo, invece non l’abbiamo messo in campo». Eppure tra De Sousa e Sandomenico L’Aquila non era andata male. «Tutt’altro. Abbiamo avuto tante occasioni, ma se non le sfrutti è normale che gli altri ne approfittano».
Nella ripresa, dopo il 3-0, i rossoblù sono parsi trasformati. La squadra, come per incanto, ha cominciato a giocare, a chiudere i varchi in difesa e a mettere in crisi la difesa pratese. «Ho visto la reazione, ma è stata tardiva. No, così non va bene», insiste Perrone, «e ho visto i tifosi giustamente arrabbiati perché cadeva l’anniversario del terremoto ed era una partita fondamentale per le nostre ambizioni di salvezza». Il Prato ha agganciato L’Aquila a quota 29, ma sarebbe bastato non perdere per galleggiare ancora a ridosso della salvezza diretta. Chiaro che il futuro degli aquilani è tutto nelle mani, anzi nei piedi, dei ragazzi di Carlo Perrone. Il tecnico romano ci tiene a puntualizzare che «la situazione di classifica è estremamente compatta. Adesso sono rimaste quattro partite in cui servirà dare il massimo per cercare di uscire da questa impasse». Nel girone di ritorno due sorrisi a Pontedera e Savona, poi sei pareggi interni e quattro sconfitte in trasferta. Un rendimento che i tifosi hanno gradito poco ed i cori si sono sentiti nitidamente. Servirà, a questo punto, vincere gli scontri fondamentali contro Siena e Lucchese in casa e Rimini e Lupa Roma in trasferta. Altrimenti sarà notte fonda. Il discorso di Perrone si sposta sulle variazioni tattiche in attacco. «Ci eravamo allenati in settimana per dare la possibilità di segnare ai nostri attaccanti. Inizialmente siamo venuti a Prato con un atteggiamento spregiudicato, volevamo vincere. Poi, nei primi minuti della partita, siamo andati sotto e non siamo riusciti più a recuperare». Ha modificato in corsa l’atteggiamento tattico cercando di fare spostamenti tenendo sempre De Sousa centrale, ma prima con due esterni e poi con un trequartista, quindi con tre attaccanti puri. «Ho cercato di cambiare qualcosa, ma alla fine è mancato lo spunto finale». Cosa riserverà il futuro all’Aquila? Perrone allarga le braccia: «È un momento difficile. Mentalmente, una sconfitta così è dura. Ora, però, abbiamo tre scontri diretti più la partita di Siena e quindi bisogna guardare avanti». Direzione salvezza, insomma, una salvezza tanto agognata dopo una stagione tutta in salita. Lo meritano i tifosi, commoventi quelli arrivati a Prato, che hanno sostenuto la squadra e sono tornati a casa amareggiati.

