La favola di D’Angelo, verso la B con l’Alessandria

10 Aprile 2015

Il tecnico pescarese è alla guida dei “grigi” in Lega Pro: «Il ricordo più bello? Con il Castel di Sangro»

PESCARA. Un sogno che dura da quarant'anni. Tanto è passato dall'ultima volta in cui l’Alessandria ha partecipato a un campionato di serie B. Ora la squadra è in piena lotta per il primo posto nel girone A di Lega Pro e sulla panchina dei “grigi” c’è un pescarese: Luca D’Angelo.

D’Angelo, la sua squadra sta facendo qualcosa di straordinario. Credete nella promozione?

«Diciamo che non siamo partiti per vincere il campionato. Puntavamo ad occupare una posizione nella parte sinistra della classifica. Siamo una neopromossa e ci sono società che hanno speso molto più di noi. Ad esempio il Novara, indicato da tutti gli addetti ai lavori come la grande favorita di questo torneo. Si pensi che in squadra c’è Pablo González che ha fatto anche la serie A, oltre a Evacuo, Della Rocca, Corazza. Ma anche Pavia, Bassano e Como sono rivali temibili».

L’Alessandria non è da meno. A gennaio la società ha arricchito la rosa comprando Iunco, un lusso per la terza serie, e Germinale che vanno ad aggiungersi a Rantier e Marconi. Senza contare l’ex lancianese Mezavilla (7 gol finora), vero leader del centrocampo.

«Infatti, non ci sentiamo inferiori a nessuno e proveremo a dare fastidio tutti fino alla fine. Manca poco alla resa dei conti, a questo punto abbiamo l’obbligo di blindare quantomeno i play off».

Che atmosfera si respira in città?

«Diciamo che Alessandria è una città settentrionale atipica. C'è tanta passione e la domenica lo stadio accoglie almeno 3.000 persone. Non bisogna dimenticare che questa piazza ha una grande tradizione (13 anni di A e 20 di B, ndc), anche se la serie B manca dal ‘74-75. Qui è cresciuto un certo Gianni Rivera».

Tocca a lei rinverdire i fasti. Da calciatore ha avuto ottimi tecnici. A chi si ispira?

«Ho rubato qualcosa a tutti. A Chieti Giammarinaro mi ha lanciato a 17 anni in C2, in un periodo in cui per i giovani era quasi impossibile trovare spazio in prima squadra. Con me c’erano anche Luca Leone, ds del Lanciano, Francesco Tomei, l’attuale vice di Eusebio Di Francesco, e Armando Ortoli, ds del Catanzaro. Anche Volpi e Balugani mi hanno insegnato tanto. Non dimentico l'importanza del nostro secondo portiere, Rossano Di Lello, che con Volpi è diventato l’allenatore in seconda. Faceva da chioccia ai giovani ed è stato punto di riferimento fondamentale per la mia crescita».

Andiamo avanti con Osvaldo Jaconi e Ivo Iaconi.

«Con Jaconi a Castel di Sangro ho vissuto un’esperienza indimenticabile. Ho esordito in B e a quella maglia è legato il ricordo più bello della mia carriera: un gol a Marassi nel 3-1 con cui abbiamo battuto in trasferta il Genoa. Poi la promozione in B con la Fermana di Ivo Iaconi, che forse a livello umano e professionale è quello che mi ha dato di più. Ivo è un’esteta del calcio, io sono più concreto. Mi piace giocare bene, ma quello che conta è vincere. Comunque, le due cose vanno di pari passo: è difficilissimo centrare un successo esprimendo un calcio brutto».

Dopo Fermo, due breve parentesi all'Alzano Virescit e al Giulianova, prima della lunga avventura a Rimini, dove continua a vincere.

«Rimini è la mia seconda casa, sono rimasto lì per tanti anni iniziando la carriera da allenatore degli Allievi nazionali. Da giocatore ho vinto due campionati, dalla C2 alla B; da tecnico ho ottenuto la promozione in Seconda divisione».

Chi è il suo modello?

«Mi piace molto Carlo Ancelotti. È il prototipo dell'allenatore moderno: grandi conoscenze tattiche, personalità e gestione del gruppo. Detto da me suona strano, visto che sono un interista sfegatato».

Un giudizio su Pescara e Lanciano?

«Ho visto il Pescara due volte. Una dal vivo col Varese, l’altra in tv con il Livorno. Mi ha fatto un’ottima impressione. Baroni mi sembra un tecnico serio e capace, poi ci sono due giocatori che non c’entrano niente con la categoria: Melchiorri e Bjarnason. Il Lanciano ormai ci ha abituati a fare grandi cose. Ha dirigenti preparati».

E poi c’è il Teramo, che “vede” la B...

«Campitelli è un grande presidente, appassionato e competente, così come il ds Di Giudeppe e il tecnico Vivarini. E poi con una coppia come Donnarumma e Lapadula il teramo può sognare».

Giovanni Tontodonati

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