La Ferrari ora sogna con Vettel

La Rossa genera ancora entusiasmo: il Gp è il programma più visto domenica scorsa in televisione
KAZAN. Lo aspettava da una vita e adesso che l'oro mondiale le pende dal collo, lucido e pesante, non può trattenere le lacrime. Che sono di gioia e non di rabbia, come pure le è capitato di versare in tutti questi anni di tuffi: il salto a Kazan per Tania Cagnotto «vale come un'Olimpiade» perché la bolzanina regina del trampolino, da un metro, anche se non è disciplina da Giochi, adesso è la numero uno al mondo. «È un sogno che si realizza», dice dopo l'abbraccio e il pianto con il papà-ct Giorgio. «Ho sempre messo sullo stesso piano vincere un mondiale e una medaglia olimpica. Volevo raggiungere uno di questi due obiettivi e finalmente è successo. Sono al settimo cielo. È una bella soddisfazione personale e familiare. È il giorno più felice della mia vita». Che arriva dopo la delusione del quinto posto nel sincro, e una vigilia fatta però di concentrazione, presagi, carica e quei tanti rituali che da sempre accompagnano i tuffatori: «Avevo sognato di battere le cinesi, ma la realtà è più bella», racconta. «Avevo una strana sensazione già dalle eliminatorie. Lunedì è stata una giornata infinita; non sapevo dove sbattere la testa. Non mi sono allenata tutto il giorno e sapevo che potevo farcela; avrei voluto saltare subito anziché aspettare. La finale è iniziata bene; col doppio e mezzo avanti ho perso qualche anno di vita, ma poi ho continuato meglio. Prima dell'ultimo tuffo avevo dieci punti di vantaggio; non era necessario strafare e ho cercato di controllare. È bastato per vincere. In attesa del trampolino 3m posso dire di aver chiuso in bellezza la mia carriera ai mondiali. È uno dei momenti più belli della mia vita». Il primo mondiale a 16 anni a Fukuoka, nel 2001, chiuso con il sesto posto dal trampolino da tre metri: due anni dopo a Barcellona un 13° e 11° posto (questo nella piattaforma): l'acuto a Montreal con lo storico bronzo, il primo al femminile nella storia azzurra dei tuffi, confermato due anni più tardi a Melbourne. A Roma nel 2009 il tris di bronzo da tre metri e l'argento nel sincro con Francesca Dallapè: a Shanghai ancora sul podio e stavolta da 1 m. Due anni fa si migliora con una doppietta d'argento, dal trampolino basso e dal sincro. In mezzo 17 ori europei (insieme a 4 argenti e altrettanti bronzi) che fanno di Tania Cagnotto la regina di una specialità fatta di fatica e sacrifici. Solo i Giochi ora restano un tabù, ma con questo oro al collo i pensieri sono solo positivi: «Andrò alle Olimpiadi», dice l'azzurra pensando a Rio dove ha già detto che chiuderà la carriera, «che per me non sono mai state fortunate, cercando di fare medaglia che è quello che sogna ogni atleta: se verrà bene, altrimenti pazienza vuol dire che i Giochi non sono per me». Certo non cambierebbe questa medaglia con un podio a cinque cerchi: «Assolutamente no, e dopo Rio chiudo, nessun ripensamento».

