La finale dei papi

L’Argentina di Bergoglio sfiderà la Germania di Ratzinger
INVIATO A SAN PAOLO. La mandrakata stavolta non riesce. Van Gaal non cambia il portiere ai rigori (sostituzioni esaurite) e Cillessen tra i pali ci fa capire perché contro il Costa Rica era finito in panchina, facendosi infilare cinque volte su cinque. Trema il Sudamerica che rischiava un’altra clamorosa frana ma l’Argentina resiste e vola in finale. Sabato saranno Germania e Argentina a giocarsi il titolo, le nazionali dei due papi, quello emerito e quello in carica. Sarà derby in Vaticano.
E stavolta l’eroe diventa Sergio Romero, portiere bocciato dalla Sampdoria che para i rigori di Vlar eSneijder regalando la quinta finale della propria storia all’Argentina (4-2 il risultato).
È finita ai rigori dopo 120’ grigi, ma cosa vi aspettavate? Un altro diluvio di gol? Macchè, mica c’è sempre Scolari a trasformare la semifinale di un Mondiale in una partita di calcetto.
Il muro dell’Argentina. Sabella, forte della miglior difesa del torneo, è andato dritto per la sua strada e ha addirittura rinforzato gli ormeggi, con tre mediani puri come Perez, Mascherano e Biglia. Quest'ultimo messo dentro per fare copia-incolla su Sneijder, che in effetti è rimasto a lungo fuori dal gioco. L’ha vinta così, rischiando poco o niente.
Abbastanza deludente Lionel Messi, partita non da fuoriclasse per lui ma da un normalissimo giocatore da nazionale.
L’entusiasmo travolgente dei 70mila tifosi argentini arrivati a San Paolo non ha forse trovato ulteriore fuoco nel gioco dell’Albiceleste. Ma c’era da attenderselo perché, se andiamo a vedere il ruolino di marcia di questa squadra, non è che abbia mai impressionato in fase offensiva. Contro la Germania servirà di più.
Van Gaal fuori a testa alta. Rinnegare la storia del calcio olandase? No, Van Gaal è arrivato in semifinale con la difesa a tre, e con la difesa a tre ha avuto il coraggio di affrontare anche l’Argentina, uscendo a testa alta. È mancato Van Persie, un peso morto là davanti, Sneijder ha stentato a lungo al pari di Robben, e alla resa dei conti i migliori sono stati i portatori d’acqua. Soprattutto il centrale Vlaar che con eleganza ha chiuso ogni varco (ma il suo errore è stato fatale ai rigori), ma anche De Jong e Wijnaldum in mezzo al campo.
Zero pericoli e rigori. Per almeno 110 minuti su 120, la partita è stata il festival del passaggio ininfluente. Nel senso che Olanda e Argentina si sono preoccupate di non far danni, anteponendo gli equilibri alla ricerca del gol, non trovando mai la profondità.
Qualcosa in più ha fatto l’Argentina, soprattutto quando nel primo tempo Lavezzi è andato a cercare l’uno contro uno con Blind, mentre all’Olanda talvolta mancava l’anello di congiunzione tra difesa e attacco, proprio perché Sneijder aveva la camicia di forza imposta dal dottor Biglia. Tagliate fuori dal gioco entrambe le prime punte ovvero Van Persie e Higuain, poco o niente è arrivato pure da Robben che quasi mai è riuscito a partire palla al piede se non al 90’ quando Mascherano ha salvato tutto con uno splendido intervento in scivolata. Quella, e un colpo di testa molle di Palacio nel secondo tempo supplementare, sono state le uniche due occasioni dei 120’.
Poi i rigori, con le parate di Romero su Vlaar e Sneeijder che spediscono l’Argentina sul primo volo per il Maracanà. E la povera Olanda resta l’eterna incompiuta.
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