La follia dei punti doppi
Non esiste in altri sport, ecco cosa sarebbe accaduto negli arrivi sprint del passato
L’ultimo atto che vale doppio. Se ne era discusso tanto quando questa regola era stata varata, si ritorna a parlarne ora che l’epilogo di Abu Dhabi si avvicina. Nel Gp conclusivo che seguirà quello brasiliano, i punteggi assegnati ai primi dieci classificati verranno raddoppiati: 50 anziché 25 al primo, 36 anziché 18 al secondo e così via. Ecco perché Lewis Hamilton non potrà dormire sonni tranquilli nonostante le attuali 24 lunghezze di vantaggio sul compagno Nico Rosberg e nonostante abbia vinto ben dieci gare rispetto alle tre del tedesco. Un escamotage per dare pathos al finale di campionato che però sportivamente parlando è una follia senza eguali in nessun altro sport.
Due titoli in più a Maranello. Se la regola fosse stata introdotta qualche anno fa le sorti di alcuni titoli piloti sarebbero potute cambiare. La Ferrari probabilmente avrebbe ben due allori in più e il team manager Stefano Domenicali avrebbe goduto di maggior credito fra i tifosi della Rossa. Nel 2008 Felipe Massa avrebbe potuto festeggiare quel titolo che gli sfuggì all’ultima curva in favore di Lewis Hamilton dopo aver vinto la gara finale a Interlagos, davanti al suo pubblico. Col punteggio doppio al britannico non sarebbe bastato il discusso sorpasso all’ultima curva su Timo Glock per tenere dietro in classifica il brasiliano: Massa avrebbe preso 20 punti (c’era ancora il precedente sistema di punteggio), Hamilton 8, finale con Felipe a +5 su Lewis.
La Ferrari avrebbe in tasca anche un altro Mondiale, quello del 2012. Allora Fernando Alonso arrivò a Interlagos a -13 da Sebastian Vettel, costretto ad una difficile rimonta dopo un contatto con Bruno Senna. In una gara piovosa Nando chiuse secondo, Seb solo sesto ma per tre punti ottenne il titolo. Col bonus attuale Alonso avrebbe preso 36 punti, sufficienti a garantirgli il titolo per cinque punti sul tedesco.
Seb sul velluto. Gli altre tre titoli però nemmeno la regola attuale avrebbe potuto toglierli allo stesso Vettel. Nel 2011 e nel 2013 il tedesco chiuse con largo anticipo la contesa arrivando alla gara finale con vantaggi nell’ordine del centinaio di punti. Nel 2010 ad Abu Dhabi Vettel beffò Alonso, tradito da una strategia di gara a dir poco scriteriata, per soli quattro punti ma col sistema doppio avrebbe chiuso con la bellezza di 23 punti su Nando, un gap comunque esagerato considerando che i due quell’anno vinsero lo stesso numero di gare.
Nell’era di Schumi. Il viaggio a ritroso ci porta infine nella lunga era di dominio del binomio Schumi-Ferrari. Se ci fosse stato il punteggio doppio nel 2003, ultima gara in Giappone, Michael Schumacher non si sarebbe potuto accontentare dell’ottavo posto per mantenere la vetta della classifica a discapito di Kimi Raikkonen, allora in McLaren e giunto secondo alle spalle di Rubens Barrichello. Il finlandese si sarebbe laureato campione con cinque punti sul tedesco che invece vinse conservando due lunghezze di vantaggio. Il raddoppio probabilmente non avrebbe invece cambiato le scelte e i destini delle gare che videro Schumi coinvolto nei discussi contatti con Jacques Villeneuve a Jerez nel 1997 e con Damon Hill ad Adelaide nel 1994, quando il tedesco vinse il suo primo titolo sulla Benetton.
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