La Juve paga 718mila euro e chiude le liti

Accordo tra la Procura Figc e il club bianconero che rinuncia a ulteriori ricorsi per il caso plusvalenze e la manovra stipendi
ROMA. Il triplice fischio è arrivato intorno all'ora di pranzo, ma questa volta a rotolare non era il pallone. In campo c'erano giustizia Figc e Juventus, lo stadio era il tribunale federale nazionale e la palla rappresentata dal caso legato alla manovra stipendi. Per segnare serviva trovare un accordo tra le parti, evitando una nuova e sanguinosa battaglia legale, con l'obiettivo raggiunto grazie al patteggiamento tra bianconeri e procura federale. Nessuna ulteriore penalità in classifica, ma una multa da 718mila euro alla società (si arriva al milione sommando le ammende di tutti gli incolpati) e la rinuncia dei dirigenti a perseguire qualsiasi altra forma di ricorso. Tutti, tranne l'ex presidente Andrea Agnelli. Su questa base si sono chiusi due anni di processi a colpi di udienze in ogni grado della giustizia sportiva, mettendo un punto definitivo, almeno in campo nazionale, sui processi legati al caso plusvalenze e alla manovra stipendi. Resterà da capire poi l'Uefa come si comporterà in campo internazionale, ma intanto il patteggiamento viene definito dal presidente federale Gabriele Gravina come «il risultato più bello del calcio italiano per trovare un momento di serenità». Un accordo che ha visto la sua accelerazione nelle ultime 24 ore, al punto di anticipare dal 15 giugno a ieri l'udienza legata alla manovra stipendi e che, essendo arrivato dopo il deferimento, aveva bisogno del lasciapassare del Tribunale federale nazionale per la sua approvazione. Per questo l'appuntamento ieri mattina è stato in via Campania alle 10.30 dove, insieme al procuratore Giuseppe Chiné e al presidente del tribunale Carlo Sica, c'erano anche i legali bianconeri guidati dall'avvocato Maurizio Bellacosa. Quasi tre ore di udienza durante le quali sono uscite anche le motivazioni della corte federale d'appello che ha definito il -10 per il caso plusvalenze «idoneo», quantificando i punti in base alle responsabilità dei dirigenti incolpati con i comportamenti di Paratici e Agnelli che da soli sono valsi 7 dei dieci totali. Come detto, però, nel frattempo si giocava l'altra partita, quella della manovra stipendi, con il tribunale federale che neanche un'ora dopo il termine dell'udienza ha emesso il dispositivo con l'ok al patteggiamento. E dunque multa alla Juventus e rinuncia ai ricorsi sportivi dei dirigenti incolpati che, così facendo, non potranno nemmeno accedere ai ricorsi amministrativi al Tar e al Consiglio di Stato (accessibili solo dopo aver espletato la giustizia sportiva). L'unico a non sottoscrivere questo accordo è stato però l'ex presidente bianconero, Andrea Agnelli, la cui posizione è stata stralciata per non voler rinunciare alla possibilità di fare ricorso e per questo andrà a processo il prossimo 15 giugno, a patto che in questi giorni non trovi anche lui un accordo con la procura federale. In tutto questo la Juve, in una nota, ribadisce ancora «la correttezza del suo operato», spiegando il patteggiamento come un atto per «conseguire un risultato certo, mettendo un punto fermo e superando lo stato di tensione e instabilità per contenziosi, permettendo a management, allenatore e giocatori di concentrarsi sull'attività sportiva, specie la programmazione della prossima stagione». Ora non resta che la partita con l'Uefa, ma nell'ottica di una pace ritrovata con la Figc, la speranza dei bianconeri è di limitare i danni anche in Europa: il rischio di esclusione dalle Coppe è alto, con una sanzione anche per il prossimo campionato avrebbe potuto riguardare anche più di una stagione. Ora invece Allegri si gioca l'ultima carta in campionato per rientrare sul campo in Conference o Europa League, e poi palla all'Uefa.
Angelo Caradonna

