LA MASCHERA DEL ST. PAULI

Chi sarà il campione d’Europa 2016? Lo scopriremo solo giocando. Intanto, però, il titolo di campione dell’Altra Europa è stato assegnato, senza tema di smentite, mercoledì mattina, in quel di...
Chi sarà il campione d’Europa 2016? Lo scopriremo solo giocando. Intanto, però, il titolo di campione dell’Altra Europa è stato assegnato, senza tema di smentite, mercoledì mattina, in quel di Amburgo. Dove, una volta di più, si è capito perché una squadra che milita nella Zweite Liga, la serie B tedesca, conti milioni di tifosi e fan in tutto il mondo. Il St. Pauli, di questo si parla, ci aveva già abituato bene. Nel logo della squadra trovate il motto “non established since 1910” che, più o meno, sta per “fuori dal sistema dal 1910”, che è l’anno di fondazione, va da sè.
Se andate nel loro stadio, il Millerntor, sugli spalti trovate scritto, a caratteri cubitali, “kein fussball den faschisten” che vuol dire proprio quello: niente calcio per i fascisti. La squadra e i loro tifosi si dichiarano non solo antifascisti ma anche antirazzisti, antiomofobi e contro il sessismo. Così è vero che lo stadio è ubicato nel celebre quartiere a luci rosse della città anseatica, ma è altrettanto vero che il colorito pubblico del St. Pauli - anarchici, punk, ribelli, no global, antisistema in genere - ha minacciato di sfasciarlo quando si è scoperto che si volevano introdurre cameriere in topless in uno dei bar interni. Lo sfruttamento sessista è finito subito.
Qualche mese fa, altra perla. Il rifiuto di usare durante le partite i tabelloni luminosi pubblicitari a bordo campo. Per la squadra ci sarebbe stato un introito di un milione e mezzo di euro. Ma si è detto: no, grazie, durante la partita si guarda la partita e non la pubblicità.
Insomma, che il St. Pauli sia una squadra diversa da tutte le altre, è poco ma è sicuro. Si potrà discutere sul fatto che a suo modo anche questo è marketing, alternativo e ribelle, ma pur sempre marketing. Ma è indubbio che i biancomarroni di Amburgo (anche il colore della maglia è particolare, per non dire del teschio dei pirati che campeggia ovunque: sulla tute dei calciatori e sulle bandierine del calcio d’angolo) sono alfieri di una originalità che irrita non pochi soloni del calcio serioso e ufficiale. Per questo, forse, mercoledì mattina hanno deciso di prendersi gioco una volta di più di un mondo che si prende fin troppo sul serio, intento com’è all’unica cosa che conta davvero: i soldi.
La notizia ha fatto il giro del mondo. Ed è quella che ci fa assegnare loro il titolo di campioni dell’Altra Europa. Si presentava il nuovo acquisto, Marvin Ducksch, attaccante classe 1994 dal Borussia Dortmund. Al suo fianco il direttore sportivo e il 62enne allenatore del St. Pauli, il granitico Ewald Lienen. Uno chiamato Lenin per via delle sue idee politiche, attivista pacifista, vegetariano, fondatore del sindacato tedesco dei calciatori professionisti. Però... c’è un però. Quello non era Lienen. L’allenatore era impegnato, per fatti suoi. Il St. Pauli ha scelto di prendere uno che passava per strada e gli ha messo una maschera con l’effigie di Lienen. E tanti saluti a tutti. Geniale.
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